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<title>Missione Albania</title>
<link>http://www.missionealbania.org</link>
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<language>it-it</language>

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<title>Il fantasma di Gerdec</title>
<description>&lt;P&gt;La tragedia dell’esplosione del deposito di munizioni di Gerdec, rimasta senza colpevoli, ritorna sulle prima pagine dei giornali e scuote la politica albanese. I lavoratori del deposito chiedono risarcimenti e scioperano ad oltranza. Revocata l’immunità all’ex ministro della Difesa &lt;BR&gt;Nonostante i ritmi movimentati della politica albanese e il susseguirsi di vari eventi cui è stata attribuita un'importanza storica, a tre mesi dall'esplosione del deposito di munizioni, il fantasma di Gerdec continua ad aleggiare sul cielo della repubblica delle aquile, riportando la tragedia e il destino delle sue vittime sulle prime pagine dei giornali locali. Molto limitata, invece, la reazione dei politici, e in particolar modo della maggioranza al potere, con il premier Sali Berisha impegnato in un tour per il paese in cui, oltre a continuare le celebrazioni per la prossima adesione del paese alla Nato, il primo ministro ne approfitta per inaugurare strade, ponti e altre opere pubbliche. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Ma l'irrisolta tragedia di Gerdec è tornata a galla il 5 giugno, quando dei rappresentanti dell'associazione “Ex lavoratori di Alba-demil” (la società responsabile della fabbrica di Gerdec) hanno iniziato uno sciopero della fame per ottenere una risposta positiva alle loro richieste, già inviate al governo da diverse settimane, ma rimaste finora senza alcuna risposta. “La gente di Gerdec, non solo ha subito una grave tragedia, la cui responsabilità non può che essere attribuita allo Stato – ha affermato nei primi giorni dello sciopero Andi Belliu, leader degli scioperanti – ma si trova a dover affrontare pesanti problemi economici, poiché tutti sono rimasti senza lavoro, senza abitazione, e naturalmente deve affrontare problemi di salute, oltre che di natura psicologica, che nessuno sta prendendo in considerazione”. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;In questi mesi gli abitanti di Gerdec non hanno mai cessato di protestare e denunciare la leggerezza con cui le strutture statali hanno affrontato i problemi legati al soccorso alle vittime, sia riguardo la distribuzione di aiuti economici, sia riguardo la sistemazione in abitazioni alternative. In molti tra analisti e politici dell’opposizione hanno paragonato le misure prese dal governo con l'atteggiamento tipico preso in caso di catastrofe naturale. Molte famiglie si trovano ora abbandonate e costrette persino a lasciare le abitazioni provvisorie in cui sono state sistemate, per lo più delle residenze estive che durante i mesi estivi sono destinate a ospitare i turisti. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Sono in molti ad aver iniziato a ricostruire le abitazioni distrutte di Gerdec, sebbene gli esperti e gli ambientalisti valutino la zona come estremamente nociva, ma non vi è nessuna reazione da parte delle autorità per impedire il ritorno degli abitanti. Gli unici ad aver alzato la voce sono stati i media, portando sullo schermo uomini impegnati nella ricostruzione delle case, i quali, consci dell'inopportunità di vivere a Gerdec, affermano tristemente di non avere altra scelta. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;I rappresentanti dell'associazione delle vittime di Gerdec ritengono che il fondo adibito al loro sostegno da parte del governo albanese non sia sufficiente, poiché, oltre alla distribuzione mal organizzata, l'intervento comprende tutta l'area dei danni causati dall'esplosione e non prevede alcuna tutela concreta a medio termine per le vittime più colpite più direttamente, e in particolar modo per chi lavorava a Gerdec. Gli otto scioperanti di Gerdec richiedono un aiuto mensile di 400mila lek (circa 3.300 euro) per ogni lavoratore per almeno un anno, uno stipendio di 500mila lek (4.100 euro) per un anno e l'ottenimento dell'assegno di assistenza dopo tale periodo. Chiedono poi pensioni per le famiglie delle vittime, un risarcimento per gli autoveicoli gravemente danneggiati nei pressi dell'esplosione, e il versamento dei contributi dei lavoratori dal 2006 fino al giorno dell'incidente. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;L'inizio dello sciopero ha faticato a cogliere l'attenzione dei media e della politica. Si è iniziato a dedicargli maggiore attenzione il quinto giorno, quando sette uomini sono stati portati in ospedale per ricevere assistenza medica, per via delle loro gravi condizioni di salute. In ospedale si sono visti anche i rappresentati dell'opposizione che hanno offerto pieno sostegno alle richieste delle vittime di Gerdec, riproponendo in parlamento il dibattito sulla diretta responsabilità del premier. Presente anche la società civile, in particolar modo Mjaft, e il G99, nuovo movimento creato di recente da Erjon Veliaj. “Per soddisfare le richieste degli abitanti di Gerdec – ha affermato sui media albanesi Veliaj – basta l'ammontare che è stato speso per quell'infinita festa di adesione alla Nato”. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Ma dal governo, il principale bersaglio del messaggio dello sciopero, non c’è stata alcuna reazione ufficiale. L'unico a reagire dalle fila del Partito Democratico (PD), è stato il deputato della zona elettorale di Gerdec, Astrit Patozi, il quale ha definito esagerate le richieste, commentando: “Non abbiamo mica uno stato miliardario in Albania”. Patozi ha inoltre sminuito l'importanza dello sciopero che considera “un'opera dell'opposizione per i motivi a tutti noti”. Totale silenzio invece da parte di Berisha. L’indifferenza del premier è stata a più riprese condannata sia dalla società civile sia dai partiti dell'opposizione. “L'indifferenza davanti a questa gente equivale a commettere di nuovo il crimine che hanno subito” - è stata una delle affermazioni del capogruppo parlamentare del Partito Socialista (PS), Valentina Leska. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Gli scioperanti, dal canto loro, hanno più volte ribadito l’intenzione di andare fino in fondo. Una volta ricevute le cure mediche, lo sciopero è ripreso, sempre all'ombra del silenzio delle autorità. Ma negli ultimi giorni, i sette scioperanti hanno deciso di lasciare l'appartamento di Vora dove si erano riuniti per digiunare, e di trasferirsi nei giardini a fianco della sede del Consiglio dei ministri. “Così Berisha non potrà più fingersi cieco, e far finta di non vederci” hanno commentato davanti ai riflettori. Le forze dell'ordine, però, nonostante i permessi regolarmente ottenuti, non hanno consentito l'installazione delle tende nei giardini, facendo sì che gli scioperanti – come riportato dalla stampa albanese – si recassero vicino al vertice del potere con delle coperture improvvisate. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Nonostante il silenzio della maggioranza, lo sciopero sembra aver dato notevole spinta al dibattito parlamentare sull'immunità dell'ex ministro della Difesa, Fatmir Mediu. Il procuratore generale, Ina Rama, aveva chiesto una revoca dell'immunità, essendo Mediu uno dei nomi direttamente coinvolti nelle enormi irregolarità di Gerdec. Per settimane in parlamento si era esitato a votare la revoca dell'immunità di Mediu, personalità proveniente dalle fila del Partito Repubblicano, uno degli alleati più stretti del PD di Berisha. I repubblicani hanno infatti commentato la disponibilità dei loro alleati di &quot;sacrificare&quot; Mediu alla giustizia, come una mossa che mira a mascherare le responsabilità di personalità più potenti. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Alla fine, proprio nei giorni in cui le vittime di Gerdec scioperavano, il parlamento ha votato con 101 voti a favore sulla revoca dell'immunità di Mediu, atto che molti sperano faccia progredire alla svelta il processo sui fatti di Gerdec. Inoltre, è stato rimosso dall’incarico il capo di Stato Maggiore, il generale Luan Hoxha, più volte citato nelle poco chiare affermazioni di Mediu come uno dei principali responsabili delle irregolarità che hanno portato alla tragedia.&lt;BR&gt;&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;&lt;A href=&quot;http://www.osservatoriobalcani.org/&quot;&gt;da l'osservatorio dei Balcani&lt;/A&gt;&lt;/P&gt;</description>
<link>http://www.missionealbania.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=101</link>
</item>

<item>
<title>Mondialità : verso un ponte culturale tra Italia e Albania</title>
<description>&lt;P&gt;Rubrica : Mondialità&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Questa volta presentiamo un progetto della nostra scuola di Verona per la 1 classe della Scuola Superiore.&lt;BR&gt;“Verso un ponte culturale tra Italia e Albania”&lt;BR&gt;&amp;nbsp;Ringraziamo&amp;nbsp; il Proff. Lamberto Scolari per averci concesso di pubblicare il suo lavoro.&lt;BR&gt;&amp;nbsp;&lt;BR&gt;&amp;nbsp;Motivazioni Generali&lt;BR&gt;Dobbiamo abbattere l’invisibile confine che ci separa, che non è quello adriatico, bensì quello della diversità: abbiamo permesso che un paese andasse alla deriva senza specificarne e considerare&amp;nbsp; la sua unicità, le sue problematiche, le sue risorse. Il confronto diviene quindi di motivo morale.&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;&lt;BR&gt;CLASSE 1^ beni culturali&amp;nbsp; - Ist. Seghetti -&amp;nbsp; Verona&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;TITOLO -&amp;nbsp;&amp;nbsp; Tra leoni e aquile: Antiche tracce romane in Illiria&lt;BR&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Archeologia e antichità italiche al di là dell’Adriatico&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Classe&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; -&amp;nbsp; Prima Liceo della Comunicazione (opzione Beni Culturali)&lt;BR&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Istituto Seghetti, Verona&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Materia&amp;nbsp;&amp;nbsp; -&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Beni Culturali ( Disegno e Arte)&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Tempi&amp;nbsp;&amp;nbsp; -&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; n° 2 ore/settimana (da collocare all’interno del curricolo scolastico previsto dalla&lt;BR&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; programmazione consegnata all’inizio dell’a.s.)&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Contesto di&amp;nbsp; – L’intervento didattico è inserito all’interno della programmazione a metà&lt;BR&gt;applicazione&amp;nbsp;&amp;nbsp; del pentamestre quando viene trattata in Storia dell’Arte la produzione artistica&lt;BR&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; del medesimo periodo storico.&lt;BR&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Albania: Shqiperia; Illiria; Paese delle Aquile….”Qui sono i leoni”,avvertivano le&lt;BR&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; antiche carte geografiche per indicare le terre inesplorate.&lt;BR&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Un’antichità, quella albanese che convive&amp;nbsp; con un gusto piuttosto naif della storia:&lt;BR&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; oggi costituita da involucri mussali di reperti ricostruiti o da monumenti rifatti&lt;BR&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; da capo a piedi (ed. la fortezza di Krujal, facendo assomigliare tutto ad una &lt;BR&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; creazione disneyiana piuttosto che ad una rappresentazione reale del passato.&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Strumenti di -&amp;nbsp; * Lezione frontale con lettura di apposite schede di approfondimento;&lt;BR&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; * lezione dialogata con gli alunni sull’oggetto preso in considerazione&lt;BR&gt;applicazione&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; * libri e siti internet citati in bibliografia;&lt;BR&gt;* materiale fotocopiato, appunti e testi dettati dal docente;&lt;BR&gt;* sussidi: utilizzo di DVD interattivi; film e documentari;&lt;BR&gt;* incontri con gli operatori della missione a Shengjin delle Figlie del&lt;BR&gt;Sacro Cuore di Gesù e di quella a Scutari di Progetto Speranza&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Obiettivi&lt;BR&gt;Disciplinari&lt;BR&gt;* Conoscenza dei prodotti artistici dell’epoca romano-imperiale in Italia e in Albania&lt;BR&gt;* Conoscenza e riconoscimento dei manufatti romano-imperiali presenti in ambito locale (veronese);&lt;BR&gt;* Significato dei termini tecnici utilizzati;&lt;BR&gt;* Concetti di tutela, conservazione e promozione dei beni culturali dell’Antichità nel territorio veronese e in quello albanese; problematiche, proposto , soluzioni. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;&amp;nbsp;&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;OBIETTIVI&lt;BR&gt;FORMATIVI&lt;BR&gt;* Giungere ad una adeguata conoscenza e comprensione dei contenuti proposti;&lt;BR&gt;* Raggiungere la capacità di applicare i contenuti appresi, collegando le conoscenze disciplinari alle problematiche del paese preso in esame;&lt;BR&gt;* Curare la precisione e la chiarezza nella comunicazione, l’utilizzo dei diversi linguaddi disciplinari e la capacità di rielaborazione;&lt;BR&gt;* Introdurre nella classe la nozione di intercultura promovendo la diversità culturale entro una prospettiva di svipullo sostenibile.&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;CONTENUTO&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Gli Illiri, intorno al VI secolo a:C., svilupparono una forte identità comune &lt;BR&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; rafforzando il predominio sul territorio con il commercio e in molti casi con atti &lt;BR&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; di pirateria. Essi fondarono importanti città sulla costa mediterranea, tra cui&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;BR&gt;Durazzo, Valona, Scutari, Butrinto ed Alessio (Lezhe). L’invasione romana nel&lt;BR&gt;II Secolo a: C., nonostante abbia comportato pesanti conseguenze dal punto di vista militare, fu comunque intrapresa con politiche di integrazione e di assimilazione anche grazie alla forte identità etnica e culturale il lirica.&lt;BR&gt;Gli studenti svilupperanno a gruppi una ricerca sulle principali opere architettoniche e scultoree di epoca romana rinvenute presso i siti archeologici albanesi (es. le antichissime Apollonia e Scutari, Kruja, Butrinto, Algirocastro e Valona.) Apollonia, in particolare , possiede ancora numerose risorse tra cui la cinta muraria, il monumento di Agonothetes, la Biblioteca, l’Odeon, il Portico e la Casa dei Mosaici:&lt;BR&gt;Infine i gruppi elaboreranno le informazioni ricercare in vista della creazione di un pamplhet pubblicitario relativo ad un particolare luogo o sito archeologico albanese.&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;SPUNTI:&lt;BR&gt;Luoghi,nomi,città – Apollonia, Tirana, Kruja, Butrinto, Durazzo, Aulon, Panormus, Lezha, (Lissus)&lt;BR&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Xare, Saranda.&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Discipline&lt;BR&gt;Coinvolte&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Beni culturali (Disegno e Arte)&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Verifica -&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Consegna dell’elaborato di gruppo relativo al tema richiesto;&lt;BR&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Esposizione della ricerca sviluppata a gruppi di 3 pp. (max) in classe&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Competenze&lt;BR&gt;Acquisite:&lt;BR&gt;* Riconoscimento, analisi e lettura di un genere architettonico o di un manufatto&lt;BR&gt;Attraverso la sua duplice natura storica e formale (tecniche costruttive). &lt;BR&gt;Apprendimento di una terminologia e di un lessico appropriati;&lt;BR&gt;* Individuazione delle corrispondenze formali dell’architettura antica albanese e&lt;BR&gt;di quelle in Italia, soprattutto nell’ambiente locale&lt;BR&gt;* Identificazione del contesto civile e culturale albanese;&lt;BR&gt;* Collocazione all’interno della ricerca delle problematiche specifiche della questione albanese.&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Attività di rinforzo&lt;BR&gt;O recupero&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Saranno quelle previste nelle programmazioni previste all’inizio dell’a.s. e&lt;BR&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; previste dal consiglio di classe.&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Riproducibilità&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; La riproducibilità del modulo, necessaria per una soddisfacente comprensione&lt;BR&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; della tematica proposta e per un’adeguata contestualizzazione dell’analisi &lt;BR&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; interculturale, sarà basata sul dibattito in classe conseguente alla discussione&lt;BR&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; delle ricerche di gruppo da parte degli studenti&lt;BR&gt;&lt;/P&gt;</description>
<link>http://www.missionealbania.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=100</link>
</item>

<item>
<title>Shengjin : tra modernità e tradizione</title>
<description>&lt;P&gt;&amp;nbsp;&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Tra&amp;nbsp; modernità senza regole e tradizione&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Se qualcuno è stato assente da Shengin da qualche anno non riconosce più il paese. &lt;BR&gt;Dove c’era l’unica oasi verde&amp;nbsp; hanno costruito case a sette piani Approfittando di una notte di pioggia e vento hanno tagliato tutti i pini.&lt;BR&gt;Alle due pomeridiane a casa nostra il sole non c’è più mentre prima vedevamo spiaggia&amp;nbsp; e mare.&lt;BR&gt;Il tutte perché se andate a Shengjin non vi spaventiate . &lt;BR&gt;&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;“Freccia previsa è ben accetta”&lt;/P&gt;</description>
<link>http://www.missionealbania.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=99</link>
</item>

<item>
<title>Sguardo ad Ovest</title>
<description>&lt;P&gt;L’invito della Nato è un evento storico per l’Albania, interpretato da molti politici come l'atto che segna il ritorno del paese al mondo occidentale. Grande entusiasmo, ma anche scetticismo tra la popolazione, ancora scossa dall’esplosione dell’arsenale di Gerdec&lt;BR&gt;Il summit di Bucarest e il tanto atteso invito di adesione dell'Albania alla Nato ha placato per qualche giorno il clima politico divenuto estremamente conflittuale dopo la tragedia di Gerdec. I politici albanesi, infatti, si sono trovati uniti nella comune aspirazione per ricevere l'invito, e si sono vicendevolmente promessi massima collaborazione per implementare le riforme necessarie e impegnarsi nel progresso democratico del paese. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;L'invito della Nato ha avuto nella politica albanese uno strascico di entusiasmo che ha dato tregua per qualche giorno persino alle richieste di dimissioni del premier. Non sono mancati i commenti di retorica pomposa che hanno definito le giornate del summit di Bucarest, “dei giorni storici per l'Albania”. “Giorno in cui l'Albania esce dalla sua lunga transizione” l'ha definito la presidentessa del parlamento Jozefina Topalli. “La maggiore conquista dopo la proclamazione dell'indipendenza in tutta la storia albanese” ha affermato il ministro degli esteri Lulzim Basha. E nei media e nei discorsi politici, numerosissimi in questi giorni, a più riprese è stato considerato l'invito all'adesione alla Nato come un momento in cui l'Albania ritorna al mondo occidentale a cui è stata brutalmente strappata dal regime comunista secondo alcuni, o all'invasione ottomana di 600 anni fa- secondo altri. Si è parlato anche dell'identità occidentale degli albanesi che solo pochi tra gli analisti di Tirana interpretano con scetticismo. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Il nuovo ministro della difesa, Gazmend Oketa, ha attribuito l'ottenimento dell'invito all'esercito albanese e agli sforzi da questo intrapresi. Il premier Salì Berisha ha commentato con entusiasmo che “solo qualche anno fa l'adesione alla Nato era sì un traguardo importante per l'Albania, ma nessuno poteva prevedere che si potesse raggiungere in tempi così brevi” alludendo che il merito principale per l'invito andava alle sue riforme e alle politiche applicate negli ultimi anni durante il suo governo. Il leader del maggior partito dell'opposizione, Edi Rama, ha invece attribuito il conseguimento di tale obiettivo agli sforzi di tutti gli albanesi. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;I giorni del summit i media albanesi si sono concentrati sui vantaggi e le conseguenze che l'invito ad aderire alla NATO avrebbe apportato al paese. Tra gli analisti infatti non vi è stato nessuno che vi scorgesse eventuali svantaggi. Tutti si sono trovati nella stessa lunghezza d'onda dei politici, mentre solo nella conferenza stampa tenuta da Sali Berisha il giorno prima della sua partenza per Bucarest è stato menzionato il fatto che secondo un sondaggio, non citato, circa il 7% della popolazione è contraria all'adesione. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Per il mondo mediatico albanese l'invito di Bucarest comporterà grandi vantaggi a tutto campo, prefiggerà in modo concreto gli obiettivi e le riforme da implementare che per ora sembrano solo oggetto di dispute tra partiti, rafforzerà la fragile democrazia albanese, porterà più stabilità e più investimenti, dato che farà migliorare l'immagine del paese all'estero. Qualcuno ha anche detto che porterà il libero movimento dei cittadini albanesi confondendo il carattere dell'Alleanza Atlantica con determinate competenze dell'UE. È stato ampiamente sottolineato il fatto che per prassi i paesi che aspirano all'UE aderiscono prima alla NATO e poi all'UE, sottintendendo che dopo Bucarest l'Albania abbia in qualche modo la strada spianata verso l'adesione europea. Di svantaggi necessari sono state menzionate solo le enormi spese che lo Stato albanese deve ancora programmare per raggiungere gli standard richiesti dalla NATO. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Non stupisce, infatti, l'unanimità che ha spazzato via le ricorrenti divisioni tra le forze politiche albanesi, poiché con l'invito ricevuto la scorsa settimana a Bucarest si è visto avverare una piccola parte dell'integrazione euro-atlantica che è un vero e proprio mito in Albania, sostenuto fermamente, secondo vari sondaggi degli ultimi anni, da circa il 95% degli albanesi. È questo che tutti i partiti albanesi propongono ai propri elettori in ogni tornata elettorale dopo il crollo del comunismo. Ma l'entusiasmo della classe politica non è stato corrisposto in egual misura da parte della popolazione, probabilmente perché si ha l'impressione che la futura adesione alla NATO non comporterà vantaggi palpabili nella vita dei cittadini albanesi. L'invito, nonostante fosse un importante traguardo politico, trova il paese in un'atmosfera di profonda delusione e sconcerto dopo l'esplosione di Gerdec e il disimpegno con cui la questione si sta affrontando. Intanto, nel centro di Tirana, i festeggiamenti organizzati dal governo continueranno per alcuni giorni prendendo il posto alle manifestazioni dell'opposizione e della società civile che, da dopo la tragedia di Gerdec, chiedono le dimissioni del premier. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Nonostante abbiano avuto poco spazio nei media, non sono mancate le espressioni di scetticismo di chi si chiedeva se l'invito era realmente meritato o meno. Mentre dai rappresentanti della NATO e dai portavoce statunitensi i messaggi erano rassicuranti sul fatto che l'Albania meritava davvero l'invito, qualche analista albanese si è posto la domanda: ma l'Albania è davvero all'altezza degli standard della Nato? Nel sondaggio lanciato dalla TV più seguita a livello nazionale, Top Channel, sembra che il 65% degli albanesi ritenga che l'adesione, piuttosto che merito degli albanesi, è dovuta agli interessi geo-strategici della Nato e degli Stati Uniti in questo momento. La domanda è stata invece aggirata da parte dei principali politici albanesi con il fatto che il summit di Bucarest non era in realtà la fine di un processo, bensì l'inizio, che esigerà riforme impegnative per raggiungere gli standard della Nato. Si è comunque ottimisti, aspirando che tutto sia pronto per aderire a pieno titolo tra un anno al prossimo summit della Nato. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Negli ultimi anni l'Albania si è impegnata zelantemente a contribuire con le proprie truppe a fianco a quelle della NATO in diverse missioni in Afghanistan, in Iraq, sempre senza che vi fossero voci discordi a tali missioni. Da anni l'esercito albanese è coinvolto in processi di training per migliorare professionalmente, ma non è ancora un esercito piccolo e ben strutturato. Tra l'altro si trova a dover far fronte alle conseguenze della crisi scaturita da diverse riforme azzardate dopo il crollo del comunismo, e molto rimane da fare sulle sue riserve di munizioni che, come la tragedia di Gerdec ha dimostrato, sono prodotti sovietici o cinesi obsoleti e pericolosi di 40 anni fa e anche più vecchi, che rimane tutto da eliminare. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Finita la festa e i saluti solenni dei leader rientrati in patria entusiasti, si torna alla realtà di sempre, tra riforme difficili, consensi fragili, e il peso di Gerdec che ha aperto un vaso di Pandora pieno di nodi oscuri. &lt;BR&gt;&lt;/P&gt;</description>
<link>http://www.missionealbania.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=98</link>
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<title>Dubbi sotto la cenere</title>
<description>Bufera politica dopo l’esplosione del deposito di armi di Gerdec, nei pressi di Tirana. Mentre procedono le indagini della magistratura e le inchieste investigative dei media per accertare i responsabili del grave incidente, l’opposizione chiede le dimissioni del premier Berisha 
&lt;DIV class=article_body&gt;L’esplosione del deposito di armi di Gerdec, avvenuta lo scorso 15 marzo, ha profondamente sconvolto la politica albanese. La gravità della tragedia, con un bilancio di ben 24 morti e 300 feriti che, secondo le stime riferite dal premier Salì Berisha, costerà alle casse dello stato albanese 1.5 miliardi di lek (circa 12 milioni di euro), ha schiacciato tutte le altre tematiche politiche diventando il tema del giorno su tutti i media albanesi. &lt;BR&gt;&lt;BR&gt;Sono proprio i media, come molti analisti hanno sottolineato, ad aver fatto luce sulla questione più di quanto ne abbia fatto lo Stato. Ardian Klosi, noto intellettuale e attivista della società civile, ha affermato che “dopo 17 anni di libera informazione in Albania, finalmente i media albanesi si sono svegliati, facendo un’informazione per la prima volta libera dalle pressioni del potere”. I media, infatti, hanno intrapreso un cammino investigativo, con una serie di indagini e raccolta di prove, fornendo delle informazioni che nessun organo statale è stato in grado di portare alla luce. &lt;BR&gt;&lt;BR&gt;Mentre il premier Berisha, con aria impassibile, si è limitato a frasi generiche sulla condanna dei responsabili, parallelamente alle ricerche incessanti dei media sono iniziate anche le indagini da parte della procuratrice generale Ina Rama. Tre giorni dopo l’esplosione fatale il ministro della Difesa Fatmir Mediu, del Partito Repubblicano, stretto alleato del Partito democratico di Berisha, si è dimesso, “non perché responsabile di quanto accaduto, ma percependo le dimissioni come un obbligo morale”. “Sono state le 72 ore più difficili della mia vita” ha commentato Mediu ai media, mentre Berisha ha rimediato subito proponendo come successore di Mediu, il vice premier Gazmend Oketa, PD-izzando ulteriormente il Consiglio dei ministri, che diventa sempre più blu. &lt;BR&gt;&lt;BR&gt;Le indagini sono solo all'inizio, ma la questione sembra complessa e piena di nodi oscuri. In una delle sue poche dichiarazioni in merito alle responsabilità, Berisha ha accusato la società che operava nel deposito, l'americana SACI (Southern Ammunition Company Inc) che ha un subcontratto con la società albanese, alle dipendenze del ministero della Difesa, Meico (Military Export and Import Company), la quale, però, secondo Berisha doveva solo trasportare le armi che venivano raccolte da tutta l'Albania a Gerdec, a pochi chilometri da Tirana, per venire selezionate e smantellate. &lt;BR&gt;&lt;BR&gt;Berisha ha giustificato l'esistenza di un tale deposito con la necessità di eliminare le munizioni antiquate e pericolose ereditate dalle paranoie del regime, in vista dell'adesione del paese alla NATO. Ma ad essere implicata è anche un'altra compagnia albanese, la Alba Demil di proprietà di Mihal Delijorgji, conosciuto in Albania come il re del business dei metalli e presidente dello sport club Dinamo, con alle spalle diversi precedenti di evasione fiscale. I responsabili delle società per ora coinvolte si trovano già agli arresti. Rimangono però poco chiari i rapporti tra di esse. Molti media hanno riferito sulle irregolarità dei contratti con la società americana SACI, un'altra ditta americana, la AEY, e la cipriota off-shore Evdin.ltd. Si tratta di contratti che non sembrano atti giuridici, riportano i media albanesi, e scritti in un inglese che appare essere una traduzione letterale dall'albanese, cosa che fa pensare si tratti in realtà di una società fantasma. &lt;BR&gt;&lt;BR&gt;Nella seduta parlamentare straordinaria, Berisha ha dato tutta la responsabilità della tragedia alla società americana SAC, che a quanto dichiarato dallo stesso premier è specializzata nel trattamento delle munizioni e che ha siglato nel giugno 2007 un contratto sulla gestione del deposito di Gerdec. La società americana, però, aveva a sua volta girato il contratto all'albanese Alba Demil il 28 dicembre. &lt;BR&gt;&lt;BR&gt;I toni rassicuranti di Berisha sulle indagini da intraprendere a tutto campo così come sull'estrema gratitudine ai media per il loro ottimo lavoro, sono totalmente cambiati quando nella complessa questione è stato menzionato anche il nome di Shkelzen Berisha, figlio del premier di cui ha parlato anche se con molta cautela il businessman Kosta Trebicka. Nelle conversazioni intercettate, pubblicate dai media, risulta che Berisha figlio avesse un'importanza chiave nella questione &lt;BR&gt;&lt;BR&gt;Il premier, infuriato, il giorno seguente ha espresso in modo esplicito, e senza riportare alcuna prova o fatto convincente, la sua convinzione che le persone che hanno menzionato il figlio abbiano solo cercato di sfruttare il suo nome, per meglio riuscire in loschi affari di mafia. &lt;BR&gt;&lt;BR&gt;Il premier, in uno dei numerosi messaggi alla nazione in cui ha menzionato i nomi delle vittime, ha fatto riferimento tra gli altri anche a quello di Muhamet Hoxha, compagno di sua cognata, che però Berisha afferma di non aver mai conosciuto. “Era tornato dall'Inghilterra nel 2007 e lavorava nel deposito di Gerdec, come tutti gli altri, per sbarcare il lunario” ha commentato. Ma i sopravvissuti di Gerdec che sono continuamente intervistati dalle TV albanesi, hanno detto di aver riconosciuto solo la sua foto, mentre nel deposito si faceva chiamare Xhimi e non comunicava con nessuno. Tutti dicono tra l'altro che nel caos gerarchico del deposito, Hoxha non era affatto un semplice operaio che smontava proiettili e razzi, ma si occupava bensì del bilancio delle munizioni che entravano nel deposito, e di altre questioni di coordinamento. &lt;BR&gt;&lt;BR&gt;Il premier è stato fortemente preso di mira dai media e dall'opinione pubblica. “I media sono parte della mafia albanese – ha replicato con toni aggressivi Berisha - hanno ballato sui cadaveri di Gerdec, hanno gridato&quot; viva la morte&quot; e &quot;morte al governo&quot;. Ma non mi stupisco. I media sono liberi, possono anche andare in diretta nudi, e non mi stupirei lo stesso”. Sul suo coinvolgimento nella questione di possibili traffici, Berisha ha risposto: “quando c'è stata l'esplosione, ho sentito per la prima volta di Gerdec, prima ne ignoravo l'esistenza”. &lt;BR&gt;&lt;BR&gt;Mentre si discute sulle responsabilità, e il presidente Bamir Topi, la presidentessa del parlamento Jozefina Topalli e infine lo stesso Berisha hanno parlato della necessità di profonde riforme strutturali, tutta l'opposizione albanese e la maggior parte degli analisti politici, persino quelli di destra, chiedono le dimissioni del premier e la rinuncia alla sua immunità perché venga indagato come tutte le altre persone coinvolte. Inizialmente gli stessi sopravvissuti e i cittadini di Vora, a pochi chilometri da Tirana, hanno manifestato le proprie accuse bloccando per quattro ore l'autostrada. &lt;BR&gt;&lt;BR&gt;Venerdì 21 sono stati i giovani di Mjaft! e di altre associazioni studentesche a marciare per il centro di Tirana, con dei manifesti “Vogliamo un'Albania senza razzi” e “Se hai un po' di coscienza civile, dimettiti”. Sabato 22 il centro di Tirana è stato di nuovo affollato, questa volta da un corteo capeggiato da tutti i leader dell'opposizione, senza che venisse tenuto alcun discorso politico, per una manifestazione che Edi Rama aveva considerato come un omaggio alle vittime di Gerdec. I partecipanti, tra cui molte personalità di spicco della cultura albanese, hanno percorso l'arteria principale di Tirana con lo striscione “Impiegato statale Berisha, in nome del popolo sei licenziato” che è stato in seguito deposto ai cancelli del Consiglio dei Ministri, insieme a centinaia di candele accese per le vittime di Gerdec. A seguire anche la protesta della società civile, capeggiata da Ardian Klosi. &lt;BR&gt;&lt;BR&gt;Tutti i partiti dell'opposizione hanno d'un tratto superato le divisioni all'interno della sinistra, trovandosi d'accordo sul fatto che sia il premier Berisha il primo responsabile della tragedia di Gerdec e chiedendone pertanto le dimissioni. “Noi non riconosciamo più Berisha come nostro premier. Egli si deve dimettere come Mediu e rinunciare alla sua immunità parlamentare per farsi indagare” ha più volte espresso Edi Rama. Mentre il deputato del PS Pellumb Xhufi ha invitato Berisha a sottoporsi alla mozione di sfiducia come si sarebbe fatto in ogni paese democratico. Skender Gjinushi, leader dei Socialdemocratici, ha addirittura affermato che l'allontanamento di Berisha sia una priorità da considerare più importante dell'adesione alla NATO. Il vicepresidente del gruppo parlamentare Erjon Brace, denuncia invece il coinvolgimento di Berisha in traffici illeciti di armi. Tacciono i deputati delle fila della destra, ma alcune voci come quelle di Ridvan Bode, Spartak Ngjela e Nikoll Lesi attribuiscono apertamente la responsabilità al premier. &lt;BR&gt;&lt;BR&gt;Berisha ha però chiarito di non avere alcuna intenzione di rinunciare alla sua immunità parlamentare e tanto meno di dimettersi. “Non posso rinunciare alla mia immunità solo perché lo vuole l'opposizione. Dopo tutto è questo il dovere dell'opposizione” ha concluso Berisha assicurando che i responsabili risponderanno fino all'ultimo. &lt;BR&gt;&lt;BR&gt;Solo pochi mesi fa è mancato poco che il premier abolisse le immunità a tutti i deputati del parlamento albanese sventolando il suo slogan “Tolleranza Zero”, per cui tutti avrebbero dovuto offrirsi al sistema giudiziario. &lt;BR&gt;&lt;BR&gt;Per ora la procura si sta orientando sulla pista dei parametri tecnici che hanno comportato l'esplosione. Inizialmente era stata diffusa da voci anonime la tesi di un sabotaggio, di un attentato, o di un'azione per mano di vicini balcanici che non vogliono che l'Albania aderisca alla NATO. Il timore, che ricordava il clima da guerra fredda, è stato totalmente escluso dalla maggior parte degli analisti albanesi, mentre i rappresentanti della NATO hanno fatto sapere che Gerdec non graverà sull'adesione albanese. &lt;BR&gt;&lt;BR&gt;I media albanesi hanno fatto luce sulle condizioni in cui si lavorava nel deposito-fabbrica di smantellamento di munizioni. La tragedia è venuta a colpire una poverissima fascia di popolazione tra cui la maggior parte trasferitasi a Gerdec dalle montagne del nord albanese, che aveva trovato nel deposito di armi un posto di lavoro per assicurarsi appena il livello minimo di sopravvivenza. Lavoravano per circa 1.000 lek (circa 8 euro) al giorno nello smantellamento e nella pulizia delle munizioni. &lt;BR&gt;&lt;BR&gt;Tutti gli operai che ora danno testimonianze del lavoro nel deposito, raccontano che la possibilità di stipulare un contratto non era neanche presa in considerazione. Si faceva solo firmare un foglio in cui si attestava che in caso di esplosioni ognuno si assumeva la propria responsabilità. Gli operai sostengono che le esplosioni di proiettili, o della polvere da sparo che prendeva fuoco, erano all'ordine del giorno. Gli operai, tra cui molte donne e numerosi ragazzi minorenni, persino di 10 e 12 anni, che gli albanesi hanno visto parlare davanti alle telecamere, non ricevevano alcun tipo di preparazione e non erano seguiti da nessun esperto. &lt;BR&gt;&lt;BR&gt;Gli esperti di un altro centro di smantellamento delle munizioni, il Poliçan, nel sud del paese, hanno denunciato la totale mancanza di parametri tecnici nel deposito di Gerdec che era in realtà solo un capannone sprovvisto delle strutture necessarie, dove decine di operai lavoravano senza rispettare neanche le distanze di sicurezza. Sono in molti, infatti, a chiedersi come mai non siano stati coinvolti gli esperti in materia, o come mai sia stato costruito un nuovo centro per lo smantellamento delle munizioni mentre già esisteva quello statale di Poliçan dove lavorano solo operai specializzati. &lt;BR&gt;&lt;BR&gt;Si discute molto anche sul fatto che non sia mai stato fatto nessun controllo da parte del ministero della Difesa. Il portavoce dello Stato Maggiore, Vladimir Ndreu, ha reso pubblico, in una conferenza stampa, che per la costruzione del deposito di Gerdec non è stato preso in considerazione il parere dello stesso Stato Maggiore, che aveva già negato la possibilità di costruire un centro del genere a Berzhite (tra Tirana e Elbasan) in simili condizioni. La maggior parte dell'opinione pubblica è rimasta infatti stupita nello scoprire l'esistenza di un tale deposito, così vicino alle abitazioni e a pochi chilometri dall'aeroporto nazionale. “In questo modo l'Albania ha violato la convenzione di Aarhus, che il parlamento ha già ratificato, sull'obbligo di sentire il parere degli abitanti di una zona dove si intende costruire un struttura di tale portata”, ha commentato Ardian Klosi, ambientalista. &lt;BR&gt;&lt;BR&gt;Per ora si è parlato a lungo dei parametri tecnici non rispettati, ma sui media si inizia ad esaminare il destino delle armi che passavano per Gerdec. Secondo i dati dell'ACIT (Albanian Centre for International Trade) l'Albania esporta armi verso l'Afghanistan, la Georgia, l'Argentina, l'Iran, e persino Israele. Nel 2006, un anno dopo il ritorno al potere di Berisha, l'esportazione di armi, secondo News24, è aumentata del 560% rispetto al 2005. Le indagini continuano, e la procuratrice Ina Rama ha chiesto aiuto all'FBI, che manderà in Albania un gruppo di 6 esperti. &lt;BR&gt;&lt;/DIV&gt;</description>
<link>http://www.missionealbania.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=97</link>
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<title>la costruzione della chiesa a Shengjin</title>
<description>A giorni inizieranno a Shengjin, in Albania, i lavori di&amp;nbsp; costruzione della Cbiesa Parrocchiale. L'intero progetto è sostenuto e finanziato dall'Associazione &quot;Pro Jesu&quot; di Bergamo. La Chiesa sarà dedicata a San Giovanni Battista, da cui lo stesso paese prende nome. L'aula per le celebrazioni sarà contornata da una seconda cappella più piccola, e da locali per le attività pastorali. </description>
<link>http://www.missionealbania.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=96</link>
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<title>5 -14 febbraio : volontari in Albania</title>
<description>Dal 5 al 14 febbraio la comunità di Shengjin ha goduto della presenza, ormai &quot;storica&quot; di Augusto e Natale, con le&lt;BR&gt;rispettive mogli, Caterina e Graziella. I primi due hanno fatto una manutenzione accurata degli impianti elettrici e&lt;BR&gt;idraulici, di infissi, attrezzature a tutto ciò che&amp;nbsp; mostrava segni di logoramento. Graziella e CAterina hanno&lt;BR&gt;seguito il laboratorio delle donne, proponendo modelli nuovi e curando la &quot;specializzazione&quot; di qualcuna. Insomma, tutto è stato rilanciato! &lt;BR&gt;Senza questi necessari interventi tutto sarebbe più difficile. Grazie di cuore. &lt;BR&gt;Grazie anche a don Giampiero, il fratello di sr Rosa, che negli stessi giorni ci ha fatto cordiale compagnia, celebrando la Messa e dando un'occhiata al campetto, sempre &amp;nbsp;frequentato da ragazzini... sul vivace.&lt;BR&gt;</description>
<link>http://www.missionealbania.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=95</link>
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<title>Una tragedia annunciata</title>
<description>Una tragedia annunciata 17.03.2008 L'inferno che si è scatenato sabato scorso alle porte di Tirana ha tutti i contorni di una tragedia annunciata. Non è la prima volta infatti che esplode un deposito di munizioni. La cronaca dell’accaduto Nove persone hanno perso la vita, altre nove risultano disperse. I feriti ammontano a 296, mentre 4.000 persone sono state evacuate. 2.300 edifici sono stati danneggiati. Di questi, 315 case sono rase al suolo, 185 gravemente danneggiate, circa 200 mediamente danneggiate ed oltre 1.600 hanno subito lievi danni. Sono queste le cifre ufficiali della potentissima esplosione avvenuta sabato scorso in un deposito di munizioni dell'Esercito albanese a Gerdec, piccolo villaggio che dista una decina di chilometri dalla capitale Tirana. Sono le cifre di quella che il Presidente della Repubblica, Bamir Topi, ha definito &quot;un dramma nazionale&quot;. &lt;BR&gt;&lt;BR&gt;Erano le 12:15 (ora locale e italiana) quando una prima esplosione si è udita provenire dalla fabbrica all'interno del deposito d'armi dove veniva svolto il processo di disinnesco di vecchie munizioni d'artiglieria. I circa 110 operai che vi lavoravano - quasi tutti abitanti della zona - si sono dati subito alla fuga: alcuni si sono messi a riparo in un tunnel adiacente. Dieci minuti dopo una seconda deflagrazione ha scosso Tirana e Durazzo, le due maggiori città del Paese, che hanno capito cosa era successo solo quando il fumo nero ha raggiunto i loro cieli. Un boato così potente da essere udito a 50 km di distanza. L'onda d'urto ha mandato in frantumi i vetri dell'aeroporto &quot;Madre Teresa&quot; - a circa 15 km di distanza - costringendo l'unico scalo internazionale del Paese a chiudere al traffico per oltre mezzora. Salvi per miracolo i 50 passeggeri di un pullman che viaggiava da Tirana in direzione Durazzo sull'unica autostrada albanese che passa proprio vicino al deposito di munizioni: l'onda d'urto ha sventrato il mezzo e solo la bravura del conducente ha permesso di non perdere il controllo e sbandare. Con i vetri a pezzi, le lamiere accartocciate e i passeggeri insanguinanti l'uomo è riuscito a portare l'autobus fino alle porte dell'ospedale di Durazzo. &lt;BR&gt;&lt;BR&gt;Il governo ha subito mobilitato polizia, esercito e il personale medico di tutte le maggiori città per far fronte all'emergenza. Mentre la gente di propria spontanea volontà ha cominciato a fare la fila davanti agli ospedali per donare il sangue, che da sempre scarseggia in tutte le strutture sanitarie albanesi. Ad essi si è unito anche il ministro degli Esteri macedone che si trovava in visita ufficiale a Tirana. Più di 1.800 kosovari hanno fatto la stessa cosa nei due ospedali di Pristina. Italia e Grecia hanno subito messo a disposizione i loro ospedali per accogliere i feriti più gravi, mentre alle autorità di Tirana hanno offerto il proprio aiuto anche paesi come Montenegro, Macedonia, Francia, Germania, Austria ecc. &lt;BR&gt;&lt;BR&gt;Gli operai che sono riusciti a mettersi in salvo hanno raccontato ai media che la stragrande maggioranza di chi si occupava del disinnesco erano abitanti della zona che prestavano servizio per uno stipendio di poco più di 100 euro al mese senza essere mai stati addestrati precedentemente. &quot;Gli esperti ci seguivano solo per i primi 10 minuti dove ci dicevano cosa fare, poi non si facevano vedere&quot;, ha raccontato ai giornalisti un ragazzo di 19 anni. L'ufficio del Comitato di Helsinki a Tirana ha denunciato che nella fabbrica lavoravano donne e minorenni e che parte degli operai erano assunti in nero. Le testimonianze raccolte dai media hanno confermato la tesi facendo esplodere così un vero scandalo. &lt;BR&gt;&lt;BR&gt;In una prima conferenza stampa, il premier Sali Berisha, ha scaricato ogni responsabilità del proprio esecutivo dando la colpa ad una società americana, incaricata alle operazioni di disinnesco. Immediata la smentita da parte della stessa società e anche dalla ambasciata Usa a Tirana che hanno puntualizzato come il contratto con le autorità albanesi sia scaduto già dalla fine del 2007. Dopo la figuraccia agli occhi dell'opinione pubblica, il ministero della Difesa ha impiegato diverse ore per capire e dichiarare che in realtà il contratto era stato siglato con una società albanese e che lo stesso ministero però si occupava soltanto del trasporto delle munizioni. &lt;BR&gt;&lt;BR&gt;Il gioco con la palla della responsabilità non è piaciuto al Presidente della Repubblica, Bamir Topi, che davanti ai giornalisti ha chiesto &quot;una profonda e chiara indagine della procura&quot;, &quot;che porti alla luce tutta la verità&quot;. Il capo dello Stato è stato severo anche con il ministero della Difesa sulla decisione di costruire una fabbrica per disattivare armi nel bel mezzo di una zona abitata. &quot;Una scelta sbagliata&quot;, ha detto senza mezzi termini, aggiungendo che &quot;nessuno può trovare giustificazioni per operazioni del genere che vengono realizzate vicino a zone strategiche quali l'aeroporto e l'autostrada principale del Paese&quot;. &lt;BR&gt;&lt;BR&gt;L'inferno che si è scatenato sabato scorso alle porte di Tirana ha tutti i contorni di una tragedia annunciata. Già due anni fa, due ufficiali dell'esercito persero la vita nell'esplosione di 6 depositi di munizioni in un villaggio vicino a Tepelene, cittadina nel sud Albania. Anche in quel caso molte abitazioni vicino ai depositi andarono distrutte e si sfiorò la strage, perché solo per miracolo le fiamme non raggiunsero gli altri 6 depositi adiacenti con munizioni di artiglieria pesante. Ai tempi, il premier Berisha (in carica dal 2005) promise che il proprio governo avrebbe preso tutte le misure necessarie per evitare un'altra simile tragedia. Ma a distanza di due anni, nulla è stato fatto. Lo ha detto anche il ministro della Difesa, Fatmir Mediu, che solo due giorni prima dei fatti di Gerdec, in un'intervista per il quotidiano di Tirana &quot;Panorama&quot;, ha sottolineato che in Albania ci sono circa 100 mila tonnellate di munizioni che devono essere distrutte. Esse sono sparse in decine di depositi in tutto il territorio nazionale e le forze armate - secondo il ministro - &quot;non possono garantire la sistemazione e la loro sicurezza&quot;. Mediu ha detto che serve un piano nazionale per la distruzione di questo materiale bellico lasciato in eredità dal comunismo e che &quot;questo non è solo un problema del ministero della Difesa, ma un problema di Stato, che va risolto in maniera urgente&quot;. &lt;BR&gt;&lt;BR&gt;E' questa l'altra faccia dell'Albania che cerca ad ogni costo di diventare a breve membro della Nato e per la quale si dice ormai pronta. Tirana spera di ricevere dal summit di Bucarest dell'Alleanza (in programma per il prossimo 2-4 aprile) un invito ufficiale a diventare membro e questo episodio potrebbe creare qualche perplessità. &quot;L'esplosione avvenuta oggi a mezzogiorno in un deposito di munizioni dell'esercito albanese non potrà incidere sull'integrazione dell'Albania alla Nato&quot;, si è affrettato a precisare il premier Berisha la sera della tragedia. &quot;Noi abbiamo un problema - si è poi giustificato - per quanto riguarda la sicurezza delle vecchie munizioni e simili tragici eventi sono avvenuti anche nei paesi membri della Nato&quot;. Bisognerà aspettare ancora qualche settimana per vedere quanto &quot;il problema sulla sicurezza&quot; inciderà al summit di Bucarest. E' chiaro invece quanto gli albanesi abbiano poco apprezzato questa grande preoccupazione sulla Nato mentre la conta dei morti di Gerdec era ancora in corso. &lt;BR&gt;</description>
<link>http://www.missionealbania.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=94</link>
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<title>Progetto donna: filmato amatoriale</title>
<description>Graziella e Caterina si sono recate dal 4 al 15 febbrio 2008 a Shengjin per il Progetto donna. Un filmato amatoriale ce le mostra all'opera. </description>
<link>http://www.missionealbania.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=93</link>
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<title>Frattini e le buone nuove</title>
<description>&lt;P&gt;Franco Frattini, vice presidente della Commissione europea, annuncia a Tirana l'avvio dei negoziati per la liberalizzazione dei visti Schengen. Cogliendo media, politici e opinione pubblica albanese di sorpresa&lt;BR&gt;La liberalizzazione dei visti Schengen per i cittadini albanesi era da tempo solo uno slogan da promessa elettorale che tutti i partiti politici puntualmente includevano nei loro programmi elettorali, per il resto era tacitamente considerato da tutti un traguardo lontano, e poco realizzabile. La notizia dell'avvio dei negoziati tra la Unione Europea e l'Albania lo scorso 7 marzo, ha colto infatti di sorpresa e increduli i media e i politici albanesi che per qualche giorno hanno smesso di pubblicare bilanci e analisi critiche che tendono a vedere l'Albania a tinte spesso più scure rispetto alla realtà. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Solo i primi giorni del mese è stata annunciata la visita del vice presidente della Commissione Europea, Franco Frattini, a Tirana, non attribuendole però particolare importanza facendola passare per una delle numerose visite di rappresentanti di organizzazioni internazionali che si recano in Albania per fare osservazioni e indicare i punti ancora lacunosi delle politiche e delle riforme albanesi. Ma è stato in seguito colto con entusiasmo quando si è saputo che la visita di Frattini questa volta avrebbe portato l'avvio dei negoziati per la liberalizzazione dei visti nell'UE per i cittadini albanesi. La stampa albanese ha commentato questa nuova tappa dei rapporti tra l'Albania e l'UE come un'acquisizione della dignità meritata da parte dell'Albania, e come un momento per smettere di essere cittadini di serie B in Europa. Nei titoli delle maggiori testate albanesi si leggeva: “Finalmente tira buon vento anche per gli albanesi”, “Franco ci porta buone nuove”, o addirittura “Nel 2009 senza più visti”. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Il 7 marzo il discorso di Frattini, era ottimistico, tendeva a sottolineare il buon andamento e soprattutto le buone intenzioni dei politici albanesi a raggiungere gli standard necessari all'abolizione dei visti e alle altre fasi dell'integrazione europea del paese. “A quanto pare questa sarà una primavera felice per l'Albania” ha affermato Frattini. “Oggi vi viene inviato un forte messaggio di fiducia. L'Albania merita il nostro apprezzamento per i progressi fatti”, ha proseguito Frattini cogliendo l'occasione di chiarire che i prossimi negoziati con l'Albania rientrano nelle politiche di avvicinamento dell'UE con i Balcani Occidentali, sottolineando però che non vi sarà alcuna promozione in blocco, ma ogni paese verrà premiato a seconda del proprio progresso e dei propri dati. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;&quot;La stampa albanese ha commentato questa nuova tappa dei rapporti tra l'Albania e l'UE come un'acquisizione della dignità meritata da parte dell'Albania, e come un momento per smettere di essere cittadini di serie B in Europa&quot;&amp;nbsp; &lt;BR&gt;Il premier albanese Salì Berisha, ha definito il giorno della visita di Frattini un “giorno storico per l'Albania e i cittadini albanesi che dall'uscita del paese dall'isolamento comunista più ferreo che si sia mai visto, si trovano vittime di un calvario burocratico che taglia i ponti con l'Europa a cui gli albanesi fermamente aspirano”. Soffermandosi con molto entusiasmo sulle politiche e i programmi di riforma che il governo albanese intende applicare, Berisha ha assicurato che il suo governo “farà tutto il possibile per adempiere tutte le condizioni che l'implementazione della piena liberalizzazione dei visti richiede”. Frattini ha posto grande fiducia nelle parole di Berisha, affermando che “se si avrà la volontà politica, e vedo che al governo non manca, si avrà la liberalizzazione in tempi molto veloci”, intendendo con ciò una data imprecisa entro la presidenza Barroso, nel 2009. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Nonostante il grande entusiasmo della notizia che si è valsa le prime pagine di tutti i giornali albanesi, sono state numerose le note scettiche di chi annoverava le condizioni che sono dei presupposti necessari all'attuazione di tale liberalizzazione. “Migliorare gli elementi di sicurezza dei documenti d'identità, lotta alla criminalità, e all'emigrazione clandestina, difendere adeguatamente le frontiere, è questo che vi si chiede” ha sintetizzato Frattini. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Il premier Berisha affermando che tutto ciò rientra nei programmi intrapresi o da intraprendere a breve da parte del governo albanese ha promesso che tutto sarà pronto per il 2009. Le condizioni includono tra gli altri oggetti sempre ricorrenti anche questioni spinose che per ora non si è stati in grado di risolvere. I documenti d'identità rimangono un tasto dolente da ben 3 legislature in Albania. Berisha ha promesso che provvederà a fornire i nuovi passaporti biometrici, oltre a quelli ad alto livello di sicurezza in vigore dal 2006. Ma rimane la questione delle carte d'identità che dalla caduta del regime sembra siano diventate un concetto molto relativizzato nella società albanese. E' un tema molto discusso che torna in auge prima di ogni processo elettorale quando di volta in volta viene determinato il documento che sostituirà le carte d'identità mancanti, con sistemi però che lasciano enorme spazio a speculazioni. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Oltre alle carte d'identità è altrettanto problematico il rilevamento effettivo delle residenze dei cittadini albanesi che nei documenti, nella maggior parte dei casi, non rispecchiano gli spostamenti, le grandi migrazioni interne, e neanche l'emigrazione verso l'estero tanto che spesso cittadini che vivono da anni all'estero senza più legami rilevanti con il paese d'origine continuano a essere considerati come regolarmente residenti in Albania. Ma Berisha ha garantito che il suo governo sta provvedendo a fornire nuovi documenti tra cui anche le carte di identità. Inoltre nell'illustrare il progresso albanese in questo ambito egli ha sottolineato la digitalizzazione dell'anagrafe, il controllo integrato dei punti di frontiera che per ora si trovano solo a una fase iniziale ma che “si espanderanno progressivamente nei prossimi mesi”. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Per la prima volta sembra che Berisha voglia anche mettere ordine nel caos edile che ha invaso dappertutto il paese, inserendo un nuovo sistema di strutturazione degli indirizzi, mentre per ora i numeri civici e i CAP sono per lo più delle convenzioni inventate dai cittadini. Quanto alla lotta alla criminalità cui Berisha associa immancabilmente il suo slogan “Tolleranza Zero” egli ha definito i suoi risultati “palesi”, e ha promesso tutta la disponibilità dell'Albania a collaborare in temi di lotta comune contro l'illegalità, le estradizioni, ecc. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Lo scorso 7 marzo ha indubbiamente portato molto ottimismo in Albania, ma anche traguardi più concreti e nuovi obblighi il cui adempimento mette i politici albanesi davanti a un difficoltoso cammino che tutti si augurano abbia buon esito entro il 2009. &lt;BR&gt;&lt;/P&gt;</description>
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