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<title>Missione Albania</title>
<link>http://www.missionealbania.org</link>
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<language>it-it</language>

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<title>Il dolore del ritorno</title>
<description>&lt;P&gt;Un albanese, un uomo adulto, suona il campanello&amp;nbsp; una domenica mattina. Il motivo è presto rivelato&amp;nbsp; e, per qualche minuto, fa pensare a un altro bel miracolo in questa terra balcanica: “Vivo in Italia con la famiglia; sto pensando a rientrare qui, fra un anno: quali certificati devo portare perché i miei bimbi ricevano i Sacramenti? Ci sono i corsi di catechismo?” La conversazione continua serenamente, ma si vede che Ardjan ha il groppo in gola, ha voglia di parlare, forse di piangere. Infatti di questo uomo giovane e robusto mi resteranno scavate nell’anima le lacrime copiose e sincere che gli bagnano il fazzoletto, nel gesto qui&amp;nbsp; mai visto prima di un uomo che si asciuga gli occhi. “Non credevo di fare tanta fatica. Dio solo sa quello che io e mia moglie abbiamo patito nei primi anni, i sacrifici… Tutto per farci una casa qui. E’ bella, sai, è quella verde, sulla strada per Lezhe, quasi finita. Ma come faccio a dire ai miei quattro figli, tre nati in Italia, che fra un anno per loro cambierà tutto? Pensiamo di dirglielo un po’ alla volta, ma non sappiamo se ce la faremo. Suora, qui avremo la casa, ma quello che serve a loro non funziona: la scuola,&amp;nbsp; il lavoro, la sanità, lo sport…&amp;nbsp; Come faremo a convincerli che noi abbiamo tribolato quindici anni per venire a stare meglio?”&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Non so più come fargli coraggio, mi accorgo anche che esagero in ottimismo, parlando del poco che c’è in termini di speranza. Comunque qualsiasi cosa non lo solleverebbe dai suoi penosi dubbi.&amp;nbsp; Lo lascio con una vigorosa stretta di mano,&amp;nbsp; adattandomi alla sua, forza da muratore esperto. Gli raccomando di farsi vivo, di tenerci informate; chiede scusa per lo sfogo e se ne va veloce. Condivido con le sorelle l’impressione dell’incontro, la preghiera sarà tutta per lui e la sua famiglia.&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;E’ una situazione nuova per l’Albania, che noi abbiamo già toccato in altri casi, meno angosciati, ma altrettanto sofferti. Concretamente: l’ideale che ha spinto tanti albanesi a emigrare – guadagnare per costruire qualcosa qui e tornare, finalmente – ha chiesto fatica e rinuncia; ora, raggiunto il traguardo, proprio&amp;nbsp; questo diventa origine di altro dolore. “Per noi sarà bello, - spiegava Ardjan – ma per i nostri figli no, ed è per loro che abbiamo lavorato: e allora&amp;nbsp; che cosa&amp;nbsp; fare&amp;nbsp; per essere contenti”?&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Nel suo significato, la parola “nostalgia” significa “dolore per il ritorno”. Tutti lo conosciamo, penso sia uno dei sentimenti più condivisibili in qualunque esperienza umana.&amp;nbsp; Qualche volta lo esprimiamo in poesia, nel canto; altre volte lo ascoltiamo in silenzio e può lasciarci anche tracce di gioia, quando la meta si avvicina, pera esempio. Per Ardjan ha il volto beffardo di una sfida mai vinta e qui sarà così per tanti altri. Credevamo di dover consolare quelli rimasti; ci coglie la chiamata a sostenere quelli che tornano, perché, veramente, ci vuole coraggio ad accettare che sia meglio, qui in&amp;nbsp; Albania,&amp;nbsp; ponte tra Oriente e Occidente, sul quale si passa senza fermarsi, appunto. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;&amp;nbsp;&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Sr Gianna Lessio&lt;/P&gt;</description>
<link>http://www.missionealbania.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=133</link>
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<title>Sotto il cielo d'Albania</title>
<description>&lt;P&gt;SOTTO&amp;nbsp; IL CIELO D’ALBANIA&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;&lt;BR&gt;Sotto questo cielo fioriscono idee,&amp;nbsp; si colora il futuro, poi forse sbiadisce; l’aria frizza ideali, si contorcono i sentimenti, trovano pace e poi diventano pensieri… &lt;BR&gt;L’estate è durata da gennaio a settembre, non si sa se vi sarà autunno e inverno, se per estate, qui, si intende soprattutto presenza di volontari, giovani o esperti che siano. In pratica Augusto non se ne è quasi mai andato, Celestino, Natale, Armando e compagni hanno finito tanti lavori, alcune delle mogli sono tornate anche a cucinare per i giovani, questi si sono succeduti con ritmo incalzante.&lt;BR&gt;Un gruppo di studenti della quarta sociale del Seghetti ha svolto il tirocinio, poi sono arrivati gli amici di Mozzo, quindi i nostri ragazzi disabili di Lezhe, due case-famiglie ciascuna con una ventina di scatenati bambini, e ancora gli scout di Bologna, il gruppo del Seghetti, con Carlo di Trento, a continuare le attività estive, quindi quattro giovani con sr Rosa per condividere la nostra vita e la nostra missione.&lt;BR&gt;&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Abbiamo finito il secondo piano della casa che è divenuto per tutti KY VEND, cioè “questo luogo” destinato alla Condivisione, al Pensiero e all’Incontro. Poi sono iniziati ai lavori alla scuola, così è venuto anche&amp;nbsp; Tiziano, della Life, per un necessario sopralluogo. E già si intravedono i volontari che&amp;nbsp; poseranno il tetto (offerto da una ditta di Trento), poi gli impianti… e sarà di nuovo, o sempre, estate.&lt;BR&gt;Non ci sentiamo né eroine&amp;nbsp; del volontariato, né gestori di&amp;nbsp; alcun albergo; pensiamo di poter essere utili a chi, ancora giovane nello spirito, vuole coltivare l’apertura alla solidarietà e alla conoscenza di popoli diversi. E’ un contributo che offriamo volentieri, faticando sì un pochino, ma crescendo anche noi come “sorelle di tutti”, incuriosite non tanto da come sono i giovani, ma, come direbbe la Fondatrice, “da quello che possono diventare”. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;&amp;nbsp;Le sorelle di Shengjin&lt;BR&gt;&lt;/P&gt;</description>
<link>http://www.missionealbania.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=132</link>
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<title>Agli amici di Shengjin</title>
<description>&lt;P&gt;Carissimi,&lt;BR&gt;un altro anno di attività sta per&amp;nbsp; riaprire i battenti, almeno così si dice. In verità da queste parti non abbiamo avuto soste prolungate;&amp;nbsp; durante l’estate nella nostra casa si sono alternati ospiti di varia provenienza: i ragazzi disabili di Lezhe, i bambini della casa famiglia “Giovanni XXIII” di Scutari, poi gruppi di giovani italiani, per una vacanza solidale e per l’animazione dei bambini albanesi.&amp;nbsp; Siamo&amp;nbsp; state molto impegnate da questo simpatico&amp;nbsp; via vai, intensificato dai lavori alla chiesa&amp;nbsp;&amp;nbsp; e alla scuola, dove prevediamo,&amp;nbsp; l’anno prossimo, di rendere agibile il nuovo secondo piano. Abbiamo urgenza di altri spazi, sia perché i bambini sono sempre molti, sia perché in tanti chiedono di rimanere fino al pomeriggio e occorre pensare al pranzo e al riposo.&amp;nbsp; Con l’aiuto di Dio potremo realizzare i nostri progetti, sapendo che Dio ama aiutarci mettendoci vicino persone buone. Quello che Egli può donarci, ce lo sta già offrendo tramite voi. Il ringraziamento, perciò, non fa distinzioni: lodiamo Dio e insieme voi, benedicendo i doni che continuamente troviamo sulla nostra strada.&lt;BR&gt;&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;In questo&amp;nbsp; nuovo anno pastorale vorremmo anche dare continuità&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; a un progetto che abbiamo sperimentato nella scorsa primavera.&amp;nbsp; il recupero e il sostegno scolastico ai bambini rom che hanno abbandonato la scuola. In cambio della frequenza ai corsi, che si tengono presso la scuola del paese, doneremo&amp;nbsp; mensilmente alle famiglie un&amp;nbsp;&amp;nbsp; pacco-viveri abbastanza consistente, corrispondente&amp;nbsp; a quanto un ragazzo potrebbe guadagnare raccogliendo ferro o lattine nel tempo in cui dovrebbe essere a scuola. Sono circa venti i ragazzi coinvolti; uno degli aspetti fondamentali di questo progetto è che, almeno per la consegna del pacco, possiamo incontrare i loro genitori e sottolineare quanto sia decisiva e necessaria la formazione offerta dalla scuola. &lt;BR&gt;&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Carissimi, vorremmo esprimere a ciascuno la nostra gratitudine; accettate di riceverla in questa forma e credete che ad ognuno pensiamo e preghiamo&amp;nbsp; ogni giorno, prima di metterci all’opera nelle nostre giornate albanesi. &lt;BR&gt;Che Dio vi doni il Bene che desiderate e che a Lui piace.&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;sr Gianna, sr Assunta, sr Rosa, sr Fernanda &lt;BR&gt;&lt;/P&gt;</description>
<link>http://www.missionealbania.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=131</link>
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<title>Buona estate 2010 Shengjin</title>
<description>&lt;P&gt;BUONA ESTATE SHENGJIN!&lt;BR&gt;I primi arrivi risalgono a maggio: un gruppo di studenti del Seghetti ha trascorso&amp;nbsp; qui in Albania una settimana di tirocinio a carattere didattico e sociale, presso la nostra scuola e altre strutture del territorio.&amp;nbsp; La nostra comunità si è posta, tra altri obiettivi, quello di favorire la conoscenza e il confronto di una cultura diversa, l’incontro con un Paese segnato da una storia particolare, la condivisione e la collaborazione tra persone che desiderano abbattere i muri del sospetto e del pregiudizio. Dobbiamo dire che i nostri amici veronesi si sono mostrati disponibili, sapientemente guidati dalla loro insegnante prof. Elena Forcellini.&lt;BR&gt;Ai primi di giugno accoglieremo il gruppo disabili di Lezhe, ormai affezionato a questa vacanza al mare.&amp;nbsp; Seguiranno i bambini delle case famiglia “Giovanni XXIII” di Scutari, quindi avranno inizio le attività di animazione per i ragazzi della zona. Alla fine di luglio arriverà un gruppo di Scout bolognesi, poi toccherà agli studenti di Verona i quali, quest’anno, oltre ad animare i bimbi di Shengjin, esporteranno l’esperienza nel villaggio di Malecaj, un luogo ancora “fuori dal mondo”, pur essendo abbastanza vicino a Lezhe. &lt;BR&gt;Contiamo di chiudere il mese di agosto ospitando un gruppo di giovani italiane per una settimana di riflessione e di vita di gruppo, poi sarà settembre, torneranno i piccoli della scuola materna e la vita ci chiamerà agli impegni consueti. &lt;BR&gt;Abbiamo avuto tra noi anche tanti volontari, operai della chiesa, una rappresentanza della parrocchia della Dorotina di Mozzo, referente per un progetto di sostegno alla scuola.&amp;nbsp; Grazie a tutti per la presenza, cordiale e significativa.&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;La comunità di Shengjin&lt;BR&gt;&lt;/P&gt;</description>
<link>http://www.missionealbania.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=130</link>
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<title>Siamo arrivati al tetto della Chiesa</title>
<description>&lt;P&gt;&lt;STRONG&gt;Il lievitare delle forme&lt;/STRONG&gt;&lt;/P&gt;&lt;STRONG&gt;&lt;/STRONG&gt;
&lt;P&gt;&lt;BR&gt;Sulla nostra bella e nuova chiesa è stato posato il tetto. La settimana scorsa alcuni valenti tecnici italiani hanno montato travi e pannelli, in legno di abete, regalandoci la prima, reale esperienza di uno spazio chiuso, l’aula liturgica che accoglierà i cristiani di Shengjin per le loro celebrazioni. Come altre volte, il nostro Zef ha fatto da termometro, raccontandoci le risonanze che il nuovo e decisivo passo avanti ha&amp;nbsp; avuto tra la gente: gradimento altissimo, soddisfazione alle stelle. Al primo posto una singolare e inattesa motivazione: “Ora sì che sembra una chiesa, i muri potevano diventare anche un’altra cosa”, abituata com’è, la nostra gente, a veder svanire sogni e progetti da un momento all’altro, spesso per l’inganno e la corruzione. Potremmo anche sentirci un po’ mortificati, ma chi vuole bene non bada a simili&amp;nbsp; sottigliezze, e noi, suore e amici della Pro Jesu, stiamo proprio cercando il bene di questa popolazione. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Così cominciamo a goderci i primi timidi passi di avvicinamento alla nuova chiesa, ora che il cantiere è più accessibile, meno pericoloso, e il tetto, appunto, dà veramente il senso dello sviluppo in atto. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Prima della Messa, ieri, è stata la volta delle nostre affezionate vecchiette. Sotto braccio, Justina e Tone hanno fatto il loro giretto, accompagnando&amp;nbsp; la visita con giaculatorie di benedizione e di augurio. Poi due giovani, prima del catechismo, quindi&amp;nbsp; alcuni ragazzi, insieme a noi,&amp;nbsp; magari più incuriositi dalla&amp;nbsp; possente gru, che alle&amp;nbsp; travi di legno. Il parroco, P. Antonio già pretende di celebrarvi la messa in agosto, quando la calura renderà ardita la permanenza nel nostro garage-chiesa.&amp;nbsp; Più realisticamente, forse, immagina di celebrare qui&amp;nbsp; a&amp;nbsp; Natale, nel nostro dicembre ancora tiepido, senza più dover spalancare le finestre e accendere i ventilatori&amp;nbsp; a difenderci dal calore della gente stipata. Non sappiamo, ora tutte le previsioni possono sembrare ragionevoli.&amp;nbsp; &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;&lt;BR&gt;E’ interessante rilevare che, quando qualcuno si vuole informare sui lavori, chiede “come va la cattedrale?”, e a nulla vale la sottolineatura che la nostra&amp;nbsp; è “solo” una chiesa. Nei dintorni di Shengjin, la cattedrale di Lezhe rappresenta il modello di ogni edificio sacro, fosse solo per le sue dimensioni. Quella di Shengjin, insomma, sta crescendo come una cattedrale e c’è già chi la mette in testa a ogni classifica, per la bellezza piena di grazia che lascia intravedere. Incastonata nel verde della collina, ha dalla sua anche l’abbraccio di una natura semplice e selvaggia, senza fronzoli, essenziale quanto basta per&amp;nbsp; guidare l’anima verso ciò che davvero conta, come dono di Dio e come frutto&amp;nbsp; dell’impegno umano. Anche&amp;nbsp; all’interno la chiesa ripropone questa armonia,&amp;nbsp; dove&amp;nbsp; la naturalezza del legno incrocia l’artificio del cemento e quando, chissà, ogni altro elemento sposerà la luce che lo bacerà. Attendiamo fiduciosi, godendoci questo sereno e lieto lievitare delle forme.&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;Sr Gianna Lessio&lt;BR&gt;&lt;/P&gt;</description>
<link>http://www.missionealbania.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=129</link>
</item>

<item>
<title>Lasciatemi partire: il libro di sr Rosa Cassinari</title>
<description>&lt;P&gt;Il libro di sr. Rosa Cassinari che racconta i suoi 15 anni in Albania.&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Un libro che si legge volentieri.&lt;/P&gt;</description>
<link>http://www.missionealbania.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=128</link>
</item>

<item>
<title>La Chiesa nuova</title>
<description>&lt;P&gt;&lt;STRONG&gt;LA CHIESA NUOVA&lt;/STRONG&gt;&lt;/P&gt;&lt;STRONG&gt;
&lt;P&gt;&lt;BR&gt;&lt;/STRONG&gt;Ai&amp;nbsp; pilastri&amp;nbsp; verticali, finalmente, si alternano le travi orizzontali, così cominciamo ad avere l’idea di qualcosa che si chiude e va verso il suo compimento.&amp;nbsp;&amp;nbsp; E’ stato fatto&amp;nbsp; ancora poco, in verità, ma i tecnici ci assicurano che ad aprile si&amp;nbsp; arriverà al l tetto,&amp;nbsp; in legno lamellare, e saranno gli alpini di Villaganzerla (VI)&amp;nbsp; a montarlo.&amp;nbsp; Veramente, non c’è metro quadrato di una parte della missione che non sia benedetto da qualche generosa mano italiana.&amp;nbsp; &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Sul retro abbiamo già individuato l’area per il campetto da calcio (lingua batte…) così anche i gerani del giardino cominciano a intravedere uno spiraglio di pace.&amp;nbsp; La nuova squadra di chierichetti è in fibrillazione, quasi comincia le prove per la cerimonia di consacrazione. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Gli amici della Projesu di Bergamo ci assicurano che si farà presto a finirla, però noi pensiamo che sia una pietosa, sincerissima bugia per arginare questa&amp;nbsp; “voglia di chiesa” abbastanza sacrosanta.&amp;nbsp; Davvero non c’è villaggio intorno che non ce l’abbia&amp;nbsp; e Shengjin è ormai una città sul mare,&amp;nbsp; purtroppo una pessima copia della più brutta riviera adriatica degli anni&amp;nbsp; Sessanta,&amp;nbsp; con&amp;nbsp; 3.500 abitanti, che diventano 30.000 durante l’estate.&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Sì, a livello di palazzi e alberghi&amp;nbsp; non ci siamo, ma la chiesa di San Giovanni sarà bellissima.&amp;nbsp; Già abbiamo chiesto una reliquia della nostra S. Teresa da incastonare nel nuovo altare, in compagnia dei Martiri che&amp;nbsp; la Chiesa ci affiderà.&amp;nbsp; &lt;BR&gt;&lt;/P&gt;</description>
<link>http://www.missionealbania.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=127</link>
</item>

<item>
<title>Ritorno: Altin</title>
<description>&lt;P&gt;&lt;STRONG&gt;ALTIN&lt;/STRONG&gt;&lt;/P&gt;&lt;STRONG&gt;&lt;/STRONG&gt;
&lt;P&gt;&lt;BR&gt;Ci sembrava già tanto collaborare con Agron, quando, sul finire della messa di domenica 7 febbraio, Giornata per la Vita,&amp;nbsp; si affaccia alla chiesa un giovane che in perfetto italiano&amp;nbsp; chiede di sr Rosa e sr Assunta, le suore di quando era ragazzo. L’abbraccio è incontenibile e dura fino a quando&amp;nbsp; Altin non sale in casa, insieme alla moglie Lucia, a spiegarci il senso del suo agognato ritorno. In pratica riesce ad intrattenere noi suore e altri cinque - sei giovani per&amp;nbsp; un’ora e mezzo senza tregua, respirando solo quando dalla nostra improvvisata Curva Sud&amp;nbsp; si alzano applausi spontanei.&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;&amp;nbsp;Sta zitta persino sr Rosa. Sr Assunta, invece, si asciuga gli occhi, sincera. In breve: Altin&amp;nbsp; frequentava la comunità fin dal suo nascere. Di giorno imparava a cucire da sr Rosa (anche i maschi erano attirati dalla possibilità di avere un maglione nuovo), di sera&amp;nbsp; montava di guardia, a custodia della comunità, insieme al suo amico Andi, quando imperversava la rivolta civile.&amp;nbsp; In mezzo ci stava il catechismo di sr Assunta, per cui , dopo il Liceo, è partito per l’Italia già battezzato e cresimato.&amp;nbsp;&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;&amp;nbsp;Con l’aiuto di sr Flavia e di Anna Zanin aveva trovato ospitalità in convitto a Vicenza, mentre frequentava Medicina a Padova.&amp;nbsp; Pochi i ritorni in Patria, con soste nella comunità: a raccontare della sua passione per la Cardiologia, a dire che in Albania non sarebbe mai potuto tornare (“non c’è neanche l’ombra di una sala operatoria accettabile”) e a riversare tutta la sua tristezza per un esito scontato:&amp;nbsp; “ in Albania difficilmente potrò lavorare.”&amp;nbsp; Intanto si è laureato e specializzato: Padova, Stati Uniti e Inghilterra, con puntate da volontario in Guatemala e in Eritrea.&amp;nbsp; E’ un cardiochirurgo pediatrico, ha già eseguito centinaia di interventi.&amp;nbsp; Un mese fa, la svolta. Il nuovo ministro della Sanità ha predisposto il ritorno di qualche “cervello” confinato all’estero. Per Altin ha riservato l’uso di una sala operatoria all’ospedale di Tirana,&amp;nbsp; sufficientemente attrezzata. Il nostro ha comprato casa davanti all’ospedale “perché io devo seguire i bambini dal loro entrare fino alle dimissioni”, preoccupato più delle prese di corrente&amp;nbsp; instabili che delle sue mani, già agili e allenate.&amp;nbsp;&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;&amp;nbsp;Mentre scriviamo,&amp;nbsp; il 9 febbraio, sta eseguendo il primo intervento, difficile anche in Italia. La preghiera, stamattina, è stata per lui, per la sua equipe (una squadra che ha allestito in&amp;nbsp; poche settimane, cercando giovani&amp;nbsp; medici&amp;nbsp; albanesi con esperienze acquisite all’estero), perché quel bambino di sedici mesi venga risanato dai quattro difetti del suo cuore.&amp;nbsp; Al filo della sua vita è appesa l’Albania, in processione davanti alle Ambasciate a implorare un visto per l’estero,&amp;nbsp; prezioso quanto la vita. Altin, noi crediamo a quello che ci hai promesso: “Da ora in poi faremo qui quello che si fa all’estero. E lo faremo senza tangenti, anzi, denuncerò chi chiederà soldi in cambio delle prestazioni”. Grazie Dio,&amp;nbsp; forza Altin, alè, alè! &lt;BR&gt;&lt;/P&gt;</description>
<link>http://www.missionealbania.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=126</link>
</item>

<item>
<title>Ritorno: Agron</title>
<description>&lt;P&gt;AGRON&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;&lt;BR&gt;Qualche volta ritornano.&amp;nbsp; I nostri amici albanesi,&amp;nbsp; dopo anni di vita all’estero, tornano e ci sorprendono. Non sono molti in verità, ma di grande spessore. Alcuni mesi fa è tornato Agron, da Lusia (Rovigo).&amp;nbsp; Agron, con i suoi lineamenti orientali e di pelle scura, era mussulmano. L’incontro&amp;nbsp; con una vivace comunità cristiana ha segnato&amp;nbsp; la sua conversione alla fede cattolica, trasformandolo in un cristiano impegnato,&amp;nbsp; in un convinto testimone della fede qui in Albania. Un po’ gliela stanno facendo pagare: i parenti mussulmani ed – è duro ammetterlo – alcuni cristiani di Shengjin, che proprio non riescono ad accettare un magyp&amp;nbsp; (minoranza etnica, simile ai rom) cattolico.&amp;nbsp;&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;&amp;nbsp;Per noi la sua presenza è un “dono dall’alto”, un vero ciclone di Grazia, dal quale ci facciamo ben investire e accarezzare.&amp;nbsp; Le preoccupazioni e un filo di tristezza li lasciamo a Dio.&amp;nbsp; Ci sembra di respirare&amp;nbsp; l’aria delle comunità primitive, dove la novità del Vangelo scompigliava per i primi i credenti osservanti.&amp;nbsp; E poi ci arrivano ondate di gelosia e chiusura, “perché le suore aiutano anche&amp;nbsp; i rom mussulmani”. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Con l’aiuto di Agron, infatti, abbiamo cercato di capire qualcosa in più delle famiglie magyp che abitano a Shengjin,&amp;nbsp; per sostenere i&amp;nbsp; bambini che non vanno a scuola&amp;nbsp; e si improvvisano commercianti di lattine,&amp;nbsp; integrando i&amp;nbsp; poveri bilanci familiari. Insomma, è un momento di burrasca, secondo noi salutare. Che Dio ci aiuti a fare una bella con-fusione, cioè a fondere in Uno i cuori, le intenzioni, i progetti e le volontà.&amp;nbsp; &lt;BR&gt;&lt;/P&gt;</description>
<link>http://www.missionealbania.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=125</link>
</item>

<item>
<title>Domande</title>
<description>&lt;P&gt;&lt;STRONG&gt;Che religione professi? A quale gruppo etnico-culturale ti senti appartenere?&lt;/STRONG&gt; &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Formulate certamente in modo diverso ma anche queste due domande rientreranno tra quelle del censimento che si terrà in Albania nel 2011. La prima non veniva più posta dai tempi del Re Zog (re d'Albania tra il 1928 e il 1939) la seconda da quelli di Hoxha. La notizia ha suscitato ampio dibattito tra politici e intellettuali. &lt;BR&gt;&lt;/P&gt;</description>
<link>http://www.missionealbania.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=124</link>
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