Oltre 400 mila albanesi risiedono in Italia. Uno studio, realizzato grazie al progetto comunitario "Aquifalc", racconta l'integrazione di questa comunità a 18 anni dai primi arrivi
Circa 420 mila albanesi risiedono in Italia per motivi di lavoro, di studio o familiari e stanno diventando una parte importante della società italiana così come delle profonde trasformazioni che la attraversano. Ma da qualche anno gli albanesi non sono più gli 'extracomunitari' più dibattuti dai media italiani, e se da una parte non primeggiano più nella cronaca nera, dall'altra l'informazione sull'evoluzione dell'immigrazione albanese è carente.
Come a voler riempire questo vuoto di informazione, è stato pubblicato il libro “Gli albanesi in Italia, conseguenze economiche e sociali di un'immigrazione”. Si tratta di una raccolta di studi realizzata dal Centro studi e ricerca Dios, le Università di Bari e di Tirana, la Caritas e la fondazione Migrantes. Hanno contribuito i maggiori esperti di immigrazione in Italia e in particolare di quella albanese, tra cui Rando Devole, Kosta Bajraba, Franco Pittau.
“Gli albanesi in Italia” è un'approfondita analisi dell'attuale situazione della comunità albanese vista sotto una pluralità di aspetti. Lo scopo è quello di fare il punto sul percorso di questa comunità dopo 18 anni da quando i primi migranti apparirono improvvisamente dall'altra sponda dell'Adriatico con gli sbarchi di massa e in condizioni tragiche. Quegli albanesi sono oggi cambiati, inaugurando la fase matura dell'immigrazione, in cui si investe e si costruisce nel paese d'accoglienza per proiettare in esso il proprio futuro e quello dei propri figli.
La situazione attuale viene trattata anche in retrospettiva percorrendo le principali tappe e le difficoltà che la comunità albanese ha attraversato. Gli autori dedicano un particolare riguardo all'immagine e alla percezione reciproca tra italiani ed albanesi in Italia, elemento considerato cruciale per un'integrazione dignitosa nel paese ospitante. Nella prima fase dell'immigrazione albanese, oltre alle difficoltà di inserimento in un paese poco abituato all'immigrazione quale era l'Italia 20 anni fa, gli albanesi si sono trovati ad affrontare la pessima immagine che nei primi anni si è diffusa di loro, in quanto gente pericolosa, propensa a delinquere etc, alimentata per lo più da media impreparati al fenomeno, oggi impegnati in maniera molto simile con i nuovi arrivati, la comunità romena.
La stigmatizzazione degli albanesi da parte dei media - fenomeno studiato approfonditamente nella sua complessità dal sociologo albanese Rando Devole - sembra aver in parte perso attualità negli ultimi anni. D'altro canto, i lunghi anni di storie ed immagini negative hanno prodotto un orientamento dell'opinione pubblica italiana difficile da modificare: oggi tra le paure degli italiani, gli albanesi sono al secondo posto dopo i romeni. Gli autori sono concordi sul fatto che passeranno ancora molti anni prima che tale opinione perda del tutto attualità, come la storia insegna ad esempio nel caso degli emigrati italiani in Svizzera, Germania o Stati Uniti nello scorso secolo.