Una casa per Teuta
Mercoledì 2 settembre: tornando da Lezhe incontriamo Teuta con il sacco delle lattine vuote e i suoi tre bambini, intenti a raccogliere le ultime lattine abbandonate sulla spiaggia dai turisti.
Chi è Teuta? La sua storia è difficile da raccontare, piena com’è di fatti tristi e complicati. Assomiglia quelle che si leggono sui giornali, o si sentono alla televisione; purtroppo assomiglia anche a tante altre storie simili.
Questa mamma ha lasciato il marito, perché sempre ubriaco e senza volontà di lavorare. Non era più possibile vivere insieme a lui con i tre bambini, troppi i fatti violenti. Teuta si è rivolta a un tribunale, il quale ha deciso che i bambini dovevano stare con la madre e che il padre avrebbe dato un sussidio mensile, cosa mai avvenuta, ovviamente. La donna ha trovato una stanza, senza luce ed acqua, senza pavimento, simile ad una stalla. Il proprietario della stanza durante l’estate, ha preteso anche l’affitto, perché in zona turistica.
Allora noi, fiduciose nel Signore, abbiamo parlato con il proprietario e si è deciso che per i due mesi estivi con l’aiuto provvidenziale di tanti amici, l’affitto lo avremmo pagato noi.
Teuta ha trovato un piccolo lavoro presso un negozietto di alimentari sulla spiaggia e, per poter sfamare i suoi figli, ha raccolto e venduto lattine vuote. In questo mercoledì di settembre, mentre osserviamo il sole che si tuffa nel mare e colora il cielo di un tramonto meraviglioso, vediamo Teuta triste e piangente. Povera donna ! Che cosa sarà successo? Mi hanno detto che entro tre giorni devo lasciare la stanza, perché è venduta. Dove vado con i miei bambini?
Il Comune non fa niente per noi, ognuno si deve arrangiare”. Ci informiamo dal proprietario. La notizia, purtroppo è vera. Anche l’immobile dove si trova la stanza è stato venduto: verrà ristrutturato e adibito ad albergo. Cerchiamo un modo per risolvere il problema. Il Signore è con i poveri, ci darà la possibilità di fare ancora qualche cosa per Teuta. Dopo aver pregato e pensato a varie possibilità io e suor Fernanda andiamo in paese da amici per cercare una casa, almeno una stanza. Troviamo chi ci indica una famiglia che ha due stanze, ma è sicura che non le darà perché le ha promesse a un’altra persona che le usa come magazzino.
C’è ancora il palazzo costruito al tempo del comunismo per la villeggiatura estiva, occupato da coloro che sono stati sfrattati. Andiamo a vedere se c’è ancora una stanza. Le porte sono tutte chiuse, quindi è tutto occupato, facciamo un giro intorno e vediamo che una stanza ha finestre, vetri e porte rotte, pensiamo che quella stanza sia libera. Mentre osserviamo, un uomo esce di casa e ci chiede se abbiamo bisogno di qualcosa, perchè lui ci può aiutare. Chiediamo se quella stanza è libera, per una donna povera, ci dice che bisogna chiedere al Prefetto di Lezhe al Sindaco, lui per avere la casa ha fatto così.
Ritorniamo a casa senza aver concluso niente. Nel pomeriggio partono suor Assunta e suor Fernanda e vanno dalla proprietaria delle due stanze ad uso magazzino, ma non è in casa. Delusione ? No, non ci scoraggiamo; e più tardi suor Gianna e suor Assunta ritornano dalla signora, la trovano a casa e le raccontano il problema. Essa promette che ne parlerà con il marito e con la vicina, il giorno dopo ci darà la risposta.
Il giorno dopo, primo venerdì del mese, dedicato al Sacro Cuore, nel pomeriggio, arriva la signora con la risposta affermativa: un cucinino , il piccolo bagno con la doccia e una stanza. Si decide l’affitto: 50 Euro al mese; lo pagheremo noi. Con gioia ringraziamo e lei ci promette di fare ancora qualcosa. Certo che trovare una stanza, dal mercoledì alla domenica a Shengjin, dove gli affitti sono molto alti e le stanze tutte occupate, per un povero, è stato proprio un miracolo dall’alto!
Portiamo a Teuta la buona notizia; subito dà inizio, con la cariola, al trasloco delle sue poche cose: qualche vestito, un sacco di patate, due pentole, un materasso. Io e suor Fernanda andiamo a comperarle un fornello, la bombola del gas, le insegniamo ad usarlo, dato che lei, finora, ha usato soltanto una vecchia stufa a legna. Le portiamo anche alcuni alimenti. Pochi giorni dopo veniamo a sapere che una persona le ha regalato il frigorifero, un’altra il tavolo con le sedie, così i bambini non mangeranno più in terra, come prima. Provvediamo anche alle cose necessarie per la scuola:scarpe, vestiti, zainetto …
L’ultima fatica è quella di parlare con i vicini, perché abbiamo pazienza con la piccola famigliola e vigilino sul suo inserimento. Anche qui l’accoglienza del diverso non è scontata.
Oggi i tre bambini sono sereni, vanno a scuola, vengono al catechismo e alla S. Messa.
Questa la storia di Teuta, ma quante ce ne capitano di simili con problemi, grandi e piccoli. Il Signore ci indica sempre le strade per donare speranza.
Per tutto il bene che riusciamo a fare, il nostro grazie lo dobbiamo a tutti coloro che in Italia ci sono vicini con la preghiera e il loro ricordo e il sostegno.
Il Signore ha bisogno delle nostre mani per ricevere doni e poterli donare.
Ha bisogno dei nostri piedi per andare e donare: speranza, fiducia.
Ha bisogno del cuore di tutti per amare.