Sul mare passava la via
8 novembre. Che notte! Il vento sibila fortemente. Il mare arrabbiato fa sentire il suo vocione. I lampi rischiarano l’oscurità della notte e gli scrosci d’acqua ti portano ad immaginare una grande cascata e la tenue luce della candela ti invita ad ascoltare più intensamente ogni rumore.
Suor Rosa, la sentinella di guardia, tiene sotto controllo le pompe dell’acqua che hanno il compito di non lasciare allagare il pian terreno della missione, la chiesa e le aule.
La strada che va da Shengjin a Lezhe è interrotta per lavori fino a febbraio. Si deve passare nella strada che costeggia il mare, a fianco della spiaggia.
29 novembre. Si parte per la catechesi che si tiene al centro Sacro Cuore.
Sorpresa! All’imbocco della strada, ci troviamo davanti ad un fiume melmoso di sabbia, fin dove sono arrivate le onde del mare.Dove passare? Seguiamo una macchina che si dirige verso la spiaggia, dove il Comune ha ordinato di non passare, chiudendo i varchi con delle dune di sabbia. Ognuno, però, cerca una via d’uscita, così si tracciano nuovi percorsi, da qualche parte bisognerà pure passare! Anche noi, con fatica, ci inoltriamo.
Nel pomeriggio tre suore, Assunta, Fernanda, Rosa, mettono in macchina tutto l’occorrente per celebrare la S. Messa , dove la chiesa non c’è ancora, ma c’è qualcuno che aspetta l’arrivo delle suore e del prete. Giunti a destinazione, troviamo bambini, giovani e adulti già pronti; parecchi arrivano inzuppati perché la pioggia ad intervallo scende abbondante. Mentre P. Flavio Cavallini ofm celebra con entusiasmo la S. Messa, viene a mancare la corrente così la celebrazione continua alla tenue luce dell’imbrunire.
Si parte per fare ritorno al paese turistico di Shengjin, è notte.Arriviamo all’imbocco della famosa strada trasformata in fiume, non si vede nulla. “Dove passiamo”? dice suor Assunta. Seguiamo una macchina che s’inoltra fra la pineta, ma quella fa la gimkana tra gli alberi e non si vede niente. Ecco, un’altra macchina va verso la spiaggia, poi una terza macchina ci taglia la strada. Chi ci passa a destra, chi a sinistra, chi davanti, tutti cercano un punto di sabbia battuta, per non affondare. Esclamiamo: “Domani prendiamo la barca, se non basta l’elicottero!
Noi non sappiamo più dove andare: “passa di qua! Attenta c’è una buca, lì c’è un ferro sporgente, da quella parte si affonda nella sabbia”... Decidiamo di seguire una macchina sul bagnasciuga, per fortuna non c’è alta marea.
Siamo in silenzio. Anche la gente del paese non parla. Nessuno dice niente di questa situazione! Il sindaco esiste? Gli Albanesi sono già contenti che si stia riparando la strada principale, pronta fra qualche mese, e subiscono in silenzio la nuova situazione di disagio e di pericolo. Il pullman che porta i ragazzi a scuola è già sprofondato alcune volte; le famiglie delle case vicine alla spiaggia sono isolate. Ieri un camion carico di mattoni ha perso parte del carico.
Ecco, pensiamo che essere in “missione” in Albania voglia dire anche aiutare le persone a organizzarsi meglio, a prevedere i pericoli, a pensare alle conseguenze delle scelte che si fanno.
Ci attiviamo per telefonare a un po’ di gente che può intervenire: il sindaco, il deputato locale, qualche imprenditore della zona… alla fine sembra che il problema della strada sia solo nostro.
Speriamo, almeno, che torni il sole… e anche il fastidioso vento, per asciugare un po’ l’acqua. Ci prepariamo già ad altre avventure.