welcome to Missione Albania  
Notizie d'Agenzia: Domande
[emmeci] Sabato, 20 febbraio @ 08:54:05 CET
Le agenzie ci informano

Che religione professi? A quale gruppo etnico-culturale ti senti appartenere?

Formulate certamente in modo diverso ma anche queste due domande rientreranno tra quelle del censimento che si terrà in Albania nel 2011. La prima non veniva più posta dai tempi del Re Zog (re d'Albania tra il 1928 e il 1939) la seconda da quelli di Hoxha. La notizia ha suscitato ampio dibattito tra politici e intellettuali.


(148 letture) - (Leggi Tutto... | Voto: 0)
Notizie d'Agenzia: Annunciati i risultati ufficiali delle elezioni in Albania
[emmeci] Martedì, 04 agosto @ 09:05:53 CEST
Le agenzie ci informano

03.08.2009,11:47 - Annunciati i risultati ufficiali delle elezioni in Albania: rispettate le regole di trasparenza 


Tirana - La Commissione Elettorale Centrale ha pubblicato i risultati finali delle elezioni parlamentari del 28 giugno. L’annuncio del risultato certificato delle elezioni elettorali è giunto lo scorso 1 agosto, un mese dopo lo svolgimento delle elezioni. Ciò è dovuto ai ritardi nel processo di conteggio dei voti, nonchè al processo di esamina dei ricorsi presentati dai vari partiti politici da parte del collegio elettorale e della Commissione Centrale. Sulla base dei dati pubblicati pochi giorni fa, la coalizione “Alleanza per il cambiamento” ha ottenuto 70 mandati, la coalizione “L’Unione per il cambiamento” ha ricevuto 66 mandati, mentre la coalizione “Alleanza socialista per l'integrazione” ha ottenuto 4 mandati.

 Sui ricorsi presentati alla CEC non sono mancati dibattiti e obiezioni. Il Presidente della Commissione Elettorale Arben Ristani, nel corso della conferenza stampa, ha affermato che gli standard richiesti dalla legge sono stati soddisfatti, e il processo elettorale è stato trasparente e regolare, la migliore di ogni altra elezione precedente. A conclusione del procedimento di presentazione dei ricorsi alla CEC e al collegio elettorale, sulla base dei risultati delle votazioni per ogni zona elettorale e in virtù dell’articolo 162 e 163 del codice elettorale, è stato approvato il documento per la distribuzione dei mandati per ogni circoscrizione. Inoltre, saranno approvati anche i candidati vincitori per ogni partito politico.


(202 letture) - (Leggi Tutto... | Voto: 0)
Notizie d'Agenzia: L'ago della bilancia
[emmeci] Martedì, 21 luglio @ 16:54:38 CEST
Le agenzie ci informano

Inizia a configurarsi l’ alleanza post elettorale per la formazione del governo futuro. La CEC ha pubblicato venerdì sera i risultati preliminari che danno 71 mandati alla coalizione dei democratici, ed è bastato perché ieri a mezzogiorno Berisha rivolgesse un invito ufficiale al LSI di Meta, che quest’ultimo ha accettato pubblicamente un’ora dopo. Nei loro discorsi Berisha e Meta si sono trovati d’accordo sulle ragioni che portano i due partiti ad allearsi, ma Meta ha voluto ribadire che il processo elettorale è stato compromesso e LSI è stata vittima dei brogli messi in atto dal PS. La reazione dalla sede rosa è arrivata in serata, Rama ha definito Meta la stampella del primo ministro rovesciato e la coalizione governativa nascente l’affare più vergognoso degli ultimi 18 anni, dicendosi deciso di voler seguire fino in fondo lo scrutinio dei voti e di indagare sul processo elettorale.
 

La miccia

Se ne parlava almeno da 4 giorni. Man mano che lo scrutinio si avvicinava alla fine, era chiaro a tutti che nessuna coalizione avrebbe avuto la maggioranza necessaria per governare: quella del PD era ferma a 70 mandati, quella del PS a 66, e i 4 mandati del LSI avrebbero fatto l’ago della bilancia. Mentre, i due partiti maggiori si sono dati ad uno scontro all’ultimo voto per aggiudicarsi almeno un mandato ciascuna, la sera del mercoledì scorso, Dritan Prifti, dirigente del LSI, eletto deputato nella circoscrizione di Fier, ha dichiarato in diretta televisiva che "il suo mandato sarebbe stato contro Edi Rama". Per di più, se la coalizione del PD si fermasse a 70 mandati, avrebbe offerto il suo a Berisha per formare la maggioranza governativa, a patto che quest’ultimo approvasse una legge elettorale per garantire nel futuro elezioni libere e trasparenti. Una posizione condizionata, secondo Prifti, dagli brogli messi in atto durante lo spoglio dagli scrutinatori socialisti a danno del LSI. Il progetto del PS per annientare il suo partito dalla scena politica non avrebbe funzionato, e Prifti ha voluto sottolineare che LSI è riuscito ad ottenere "4 mandati d’oro che valgono molto di più dei 40" che avrebbero preso se i loro voti non fossero stati rubati.

La dichiarazione di Prifti è stato un fulmine al ciel sereno per la sede rosa e per chi sperasse in’un alleanza post elettorale tra i due partiti socialisti se i numeri l’avrebbe reso possibile. Il PS si è sbrigata a sottolineare che LSI non avrebbe offerto i suoi mandati al PD perché i suoi voti sono stati contro Berisha. Di fatto, nei giorni dello scrutinio, i socialisti nel calcolo dei mandati utili per formare il governo avevano contato anche su quelli del LSI. Diversa la situazione nella sede blu. Dalla mattina del mercoledì, ripetevano di aver vinto almeno 71 mandati, anche la CEC non aveva pubblicato i risultati. Berisha ha accettato di non aver vinto secondo le sue attese e si è detto disponibile a governare il paese con una maggioranza più ampia.

La riflessione

Non si è fatta attendere la reazione ufficiale del LSI. Giovedì, il suo segretario generale, Petrit Vasili, ha definito la posizione di Prifti come personale e condizionata dagli orrori elettorali di cui è stato testimone durante il giorno delle votazioni e lo scrutinio dei voti. Vasili si è appellato a Berisha e Rama per "contribuire alla normalizzazione della situazione tesa creatasi e non ledere ancora di più gli standard già gravemente compromessi" delle elezioni del 28 giugno, ammonendo i due leader a porre fine ai tentativi di "cambiare il risultato delle elezioni con qualsiasi forma di pressione o mezzo illegale". Invece sulle alleanze post-elettorali avrebbe deciso il Consiglio Direttivo del partito. Decisione che è arrivata la sera dello stesso giorno. Sempre Vasili, in conferenza stampa, ha dichiarato che il LSI avrebbe atteso il risultato finale per quanto riguarda le alleanze post elettorali. Il segretario generale del LSI, ha voluto ribadire la grave compromissione degli standard del processo elettorale, comunicando che il suo partito ha già elaborato il primo rapporto con le irregolarità e i brogli constatati che sarà consegnato agli organismi internazionali presenti in Albania. Inoltre, non ha risparmiato le critiche verso Rama, riconfermando in sostanza le accuse di Prifti. "Rama non ha nessun diritto politico e morale di parlare in nome dei mandati del LSI", ha detto Vasili, perché avrebbe orchestrato un’azione poliziesca e finanziaria per compromettere il processo elettorale con lo scopo di annientare il LSI.

L’invito

La comunicazione dei risultati preliminari da parte della Commissione Elettorale Centrale venerdì sera che davano per vincente la coalizione dei democratici con 71 mandati, è bastata perché l’invito di Berisha per il LSI di Meta diventasse ufficiale, ieri mattina. "Sono qui per invitare pubblicamente il LSI per formare il governo dell’integrazione all’Unione europea", ha detto Berisha in conferenza stampa, ricordando che il sovrano gli "aveva donato la vittoria ma anche imposto la coalizione" governativa con altri partiti fuori dalla coalizione preelettorale, e il LSI sarebbe "il partito con il programma più vicino" al PD. Il leader democratico ha definito il partito di Meta come una rappresentante dignitosa del centro-sinistra e ha riconosciuto che negli ultimi anni è stata penalizzata dai codici elettorali sia nelle elezioni del 2005 che quelle attuali, ma non per colpa del PD. Berisha ha scelto LSI anche perché, nell’ipotesi di una coalizione bipartisan del PD con il PS, il paese sarebbe rimasto senza opposizione. "Immaginate una coalizione governativa gigante e un’opposizione con solo 4 deputati. La metà di voi andrebbe in pensione o cambierebbe mestiere perché non ci sarebbero più notizie. Non si può vivere solo con le notizie del governo tutto il giorno", ha detto Berisha ai giornalisti presenti, accentuando che il governo con il LSI è lo schema migliore nell’interesse del paese perché si avrebbe non solo un governo solido ma anche un’opposizione solida.

Un’ora dopo l’Albania avrà il suo nuovo governo. Meta ha accettato l’invito di Berisha per la formazione del governo dell’integrazione europea e si è detto pronto ad iniziare i negoziati per la realizzazione del programma governativo. "Prendendo in considerazione i risultati delle elezioni del 28 giugno, la crisi economica, l’importanza della stabilità politico-istituzionale, la necessità di un governo efficiente e rappresentativo, dopo essermi consultato con gli attori nazionali e internazionali che richiedono il rafforzamento della stabilità nel paese e l’accelerazione delle riforme, con responsabilità storica e patriottica, accetto l’invito del leader della coalizione vincente". Meta ha detto di "non essere felice" per la posizione assunta e ha ricordato di "aver fatto tutti i tentativi per allontanare dal governo Berisha", cercando invano di allearsi con il PS prima delle elezioni. L’atteggiamento ostile dei socialisti nei suoi confronti nell’ultimo anno, e le condizioni in cui può versare il paese senza un nuovo governo, l’avrebbero spinto a coalizzarsi con Berisha. Il leader del LSI, ha ripreso il discorso di Berisha sull’opposizione solida, facendo notare che il suo partito poteva stare anche in opposizione ma si sarebbe trattato di un’opposizione di 4 deputati inefficiente per controllare l’operato di un eventuale governo PD-PS. Inoltre, un accordo Rama – Meta sarebbe impossibile e produrrebbe solo crisi anche se Meta sarà disponibile a collaborare con l’opposizione socialista per la realizzazione delle riforme.

Le reazioni

I socialisti hanno reagito in serata sull’accordo Berisha – Meta. Rama che festeggiava ieri il suo quarantacinquesimo compleanno, ha detto che sarebbe stato "il compleanno che non avrebbe mai dimenticato". L’accordo raggiunto tra il PD e il LSI è per il leader socialista l’affare più vergognoso degli ultimi 18 anni. Meta non ha fatto altro che trafficare "i 83 mila cuori d’opposizione che il 28 giugno hanno battuto per allontanare" Berisha dal governo, ha dichiarato Rama, riferendosi ai cittadini che hanno votato per il LSI. Mentre la lotta per il conteggio di ogni voto dell’opposizione continua, "Ilir Meta si è affrettato di prestarsi come la stampella del primo ministro rovesciato, rimettendo in piedi quella che egli stesso definiva fino a sei 6 giorni fa il governo di Gërdec". Per Rama, l’affare tra Berisha e Meta non può essere considerato la salvezza da un’eventuale governo Berisha – Rama, e non è successo per colpa dei socialisti, piuttosto per via di "un appetito insaziabile per il potere e per il controllo su canali di interessi finanziari". Ormai "il gioco politico è semplicemente un gioco, mentre dietro le quinte è stato accordato tutto tra gli avversari che sono tali solo nel gioco e partner dietro le quinte", ha continuato Rama, dicendosi deciso di voler di continuare con lo scrutinio dei voti e le indagini su queste elezioni e di "guidare il PS fino alla conclusione del processo elettorale".

Intanto, cresce l’opposizione all’interno del LSI per quanto riguarda la coalizione governativa con il PD. Il partito di Meta ha convocato la Convenzione Nazionale per martedì prossimo per discutere sull’accordo con Berisha, ma due alti dirigenti dei socialisti per l’integrazione, Fatos Klosi e Sabit Brokaj, contattati telefonicamente dal TV VizionPlus, hanno dichiarato di essere contrari al governo con Berisha che sarebbe stata una decisione del leader del LSI, Ilir Meta, e non delle strutture del partito.

 


(129 letture) - (Leggi Tutto... | Voto: 0)
Notizie d'Agenzia: Incerti i risultati delle elezioni
[emmeci] Martedì, 30 giugno @ 16:49:33 CEST
Le agenzie ci informano

Prosegue a rilento, sotto gli occhi degli osservatori internazionali, lo spoglio dei voti in Albania. Per il momento con una sola certezza: che i festeggiamenti di ieri dei sostenitori del premier uscente Sali Berisha erano prematuri.

Gli exit poll avevano assegnato il successo al primo ministro: in realtà dal conteggio effettivo sembra profilarsi un testa a testa tra Berisha e il candidato socialista Edi Rama.

Berisha, a capo del partito democratico, non si è mai sbilanciato. Ha chiesto inutilmente ai suoi sostenitori di attendere i risultati definitivi prima di invadere le piazze. Non è stato ascoltato.

Piú prudenti invece gli elettori di sinistra: non hanno creduto agli exit poll e ora attendono con fiducia che la commissione elettorali ufficializzi i risultati confidando in un successo di Rama.

Gli aventi diritto al voto in Albania erano 3,1 milioni, chiamati a eleggere i 140 membri del Parlamento.

Gli osservatori internazionali che hanno vigilato sul regolare svolgimento delle elezioni politiche hanno riscontrato un progresso tangibile rispetto al passato nonostante si siano verificate anche in questa occasione delle violazioni di legge


(138 letture) - (Leggi Tutto... | Voto: 0)
Notizie d'Agenzia: Albanesi in Italia
[emmeci] Mercoledì, 18 febbraio @ 16:45:37 CET
Le agenzie ci informano

Oltre 400 mila albanesi risiedono in Italia. Uno studio, realizzato grazie al progetto comunitario "Aquifalc", racconta l'integrazione di questa comunità a 18 anni dai primi arrivi
Circa 420 mila albanesi risiedono in Italia per motivi di lavoro, di studio o familiari e stanno diventando una parte importante della società italiana così come delle profonde trasformazioni che la attraversano. Ma da qualche anno gli albanesi non sono più gli 'extracomunitari' più dibattuti dai media italiani, e se da una parte non primeggiano più nella cronaca nera, dall'altra l'informazione sull'evoluzione dell'immigrazione albanese è carente.

Come a voler riempire questo vuoto di informazione, è stato pubblicato il libro “Gli albanesi in Italia, conseguenze economiche e sociali di un'immigrazione”. Si tratta di una raccolta di studi realizzata dal Centro studi e ricerca Dios, le Università di Bari e di Tirana, la Caritas e la fondazione Migrantes. Hanno contribuito i maggiori esperti di immigrazione in Italia e in particolare di quella albanese, tra cui Rando Devole, Kosta Bajraba, Franco Pittau.
“Gli albanesi in Italia” è un'approfondita analisi dell'attuale situazione della comunità albanese vista sotto una pluralità di aspetti. Lo scopo è quello di fare il punto sul percorso di questa comunità dopo 18 anni da quando i primi migranti apparirono improvvisamente dall'altra sponda dell'Adriatico con gli sbarchi di massa e in condizioni tragiche. Quegli albanesi sono oggi cambiati, inaugurando la fase matura dell'immigrazione, in cui si investe e si costruisce nel paese d'accoglienza per proiettare in esso il proprio futuro e quello dei propri figli.

La situazione attuale viene trattata anche in retrospettiva percorrendo le principali tappe e le difficoltà che la comunità albanese ha attraversato. Gli autori dedicano un particolare riguardo all'immagine e alla percezione reciproca tra italiani ed albanesi in Italia, elemento considerato cruciale per un'integrazione dignitosa nel paese ospitante. Nella prima fase dell'immigrazione albanese, oltre alle difficoltà di inserimento in un paese poco abituato all'immigrazione quale era l'Italia 20 anni fa, gli albanesi si sono trovati ad affrontare la pessima immagine che nei primi anni si è diffusa di loro, in quanto gente pericolosa, propensa a delinquere etc, alimentata per lo più da media impreparati al fenomeno, oggi impegnati in maniera molto simile con i nuovi arrivati, la comunità romena.

La stigmatizzazione degli albanesi da parte dei media - fenomeno studiato approfonditamente nella sua complessità dal sociologo albanese Rando Devole - sembra aver in parte perso attualità negli ultimi anni. D'altro canto, i lunghi anni di storie ed immagini negative hanno prodotto un orientamento dell'opinione pubblica italiana difficile da modificare: oggi tra le paure degli italiani, gli albanesi sono al secondo posto dopo i romeni. Gli autori sono concordi sul fatto che passeranno ancora molti anni prima che tale opinione perda del tutto attualità, come la storia insegna ad esempio nel caso degli emigrati italiani in Svizzera, Germania o Stati Uniti nello scorso secolo.


(302 letture) - (Leggi Tutto... | Voto: 0)
Notizie d'Agenzia: Albania: nasce il Polo della Libertà
[emmeci] Venerdì, 06 febbraio @ 17:31:10 CET
Le agenzie ci informano

C'è aria di crisi nella destra albanese. Alcuni parlamentari della coalizione al governo hanno deciso di far nascere un nuovo gruppo di destra: il Polo della Libertà. L'idea è di presentarsi alle elezioni del giugno prossimo come alternativa all'attuale premier Berisha
Oltre alla sinistra divisa e polemica, anche la destra albanese dimostra negli ultimi tempi di non godere di ottima salute. Tra i vari episodi di discordanze interne alla coalizione di destra, al governo dal 2005, quello che in molti hanno definito il colpo finale è stata la formazione di una nuova coalizione, che si tradurrebbe in un nuovo polo della destra albanese. Si chiamerà il Polo della Libertà e mirerà ad offrire all'elettorato albanese tutto ciò che finora la coalizione di Destra con a capo il PD del premier Sali Berisha “non ha saputo portare a buon fine”.

Vi faranno parte, per ora, i Democristiani di Nard Ndoka, il Movimento per lo sviluppo nazionale (LZhK) di Dashamir Shehi, il Partito per la libertà e giustizia dell'avvocato Spartak Ngjela, deputato indipendente. Aderiranno inoltre vari partiti che sostengono i diritti degli ex detenuti politici durante il regime di Enver Hoxha e quelli degli ex proprietari cui ancora non sono state restituite o compensate le proprietà confiscate dal regime al momento della statalizzazione.

“L'Albania non può continuare a nascondersi come uno struzzo. La maggioranza che governa ora il paese avrebbe dovuto raggiungere degli obiettivi che si era prefissata all'inizio del mandato. Non si può continuare a vederla come nelle fiabe danesi, in cui la gente dice che il re nudo indossa dei bei vestiti”, afferma Dashamir Shehi spiegando le ragioni della presa di distanza dal Partito democratico di Berisha.

“La destra al potere da quattro anni ha dimostrato che è più vicina a un partito di centro e di sinistra. Berisha ha creato un vuoto di rappresentanza della destra, ha deluso il suo elettorato”, commenta Nard Ndoka leader dei democristiani uscito dalla coalizione di Berisha negli ultimi mesi. “Aspiriamo a formare un gruppo di partiti di destra in cui si possano identificare quelle parti dell'elettorato che sono state dimenticate dall'attuale governo”, ha detto per i media Gilman Bakalli, parlamentare ex PD.

La coalizione rimane aperta per tutti i partiti e le fazioni della destra che vorranno proporre alle prossime elezioni un'alternativa al tradizionale PD di Berisha. L'obiettivo del gruppo è proprio quello di presentarsi alle prossime elezioni come una nuova destra, per raccogliere tutti gli elettori che sono rimasti delusi dalle politiche dell'attuale governo. Si tratterebbe in tal caso di una fetta dell'elettorato più fedele al PD di Berisha, quali gli ex detenuti politici e gli ex proprietari. La necessità di garantire i loro diritti, rimane una promessa che Berisha si trascina dietro dai primi anni '90. La questione delle compensazioni e delle restituzione delle proprietà agli ex proprietari rimane un'impresa ardua, difficilmente risolvibile attraverso leggi parziali continuamente derogate e modificate senza coerenza, in un contesto di totale caos edilizio ed economico che caratterizza il capitalismo albanese.

La formazione del Polo della Libertà è un duro colpo per il PD di Berisha, che rischia di vedersi così privare non solo dei voti dei cosiddetti elettori flessibili, che alle elezioni del 2005 hanno votato l'attuale premier per penalizzare l'allora leader del PS Fatos Nano, ma anche di quelli che non possono in alcun modo identificarsi con la sinistra albanese. La notizia della formazione del Polo della Libertà oltre allo stupore è stata accolta con scetticismo e silenzio dai media, che difficilmente riescono a immaginare una destra rivale e che non sia personificata da Berisha, mentre il premier con ottimismo non perde occasione di giurare che non perderà le prossime elezioni e che non si darà per vinto in alcun modo.

Nella neoformata coalizione fanno parte personalità di spicco della destra albanese, come Spartak Ngjela, e Dashamir Shehi, e vi aderiranno anche esponenti più in vista del PD, come l'ex ministro degli Esteri Besnik Mustafaj, e il parlamentare Aleksander Biberaj. Quest'ultimo è protagonista di un episodio che la dice lunga sui problemi interni al PD. Biberaj, vice presidente presso il Consiglio d'Europa è stato richiamato in patria all'improvviso poche settimane fa, dalla presidente del parlamento albanese Jozefina Topalli. Il motivo secondo quanto dichiarato erano le eccessive spese che Biberaj aveva fatto in viaggi non giustificati. La procedura di licenziamento è stata alquanto discutibile, dato che nel regolamento interno del parlamento albanese il gruppo eletto come rappresentante dell'Albania presso il Consiglio d'Europa viene deliberato a maggioranza semplice dal parlamento, e l'atto della presidente viola tale procedura, non essendo di sua competenza. Ma la Topalli ha provveduto subito a rimpiazzare Biberaj con Ilir Rusmajli, senza curarsi delle reazioni di stupore in sede del Consiglio d'Europa.

La questione Biberaj ha fatto discutere molto sulle reali cause dell'atteggiamento della presidente del parlamento. Le spese eccessive convincono poco, poiché i politici albanesi solitamente si distinguono per un'agenda internazionale molto intensa, senza risparmiarsi nessun incontro o evento internazionale. I media hanno puntato i riflettori proprio sulla presidente del parlamento, Jozefina Topalli, la quale ha fatto acquisire particolare visibilità alla sua carica, considerata in precedenza in termini molto burocratici e limitati all'aula e ai banchi del parlamento. Molti media si sono concentrati sulla presenza di Topalli al giuramento del presidente Obama, evento per cui - secondo i media albanesi - non aveva ricevuto alcun invito. L'incontro è stato illustrato nelle trasmissioni della tv pubblica albanese da una serie di immagini d'archivio riciclate per l'occasione.

Secondo la convinzione più diffusa tra gli analisti, oltre alle preferenze nepotistiche, Biberaj è stato condannato per non aver difeso adeguatamente l'Albania negli ultimi tempi, mentre il paese sta ricevendo diverse bastonate in ambito europeo in particolar modo riguardo la legge della lustrazione, contro le personalità pubbliche ricoprenti determinate cariche durante il comunismo.

“Riusciremo a raggiungere il 30% nelle prossime elezioni”, promette Dashamir Shehi. Se la nuova formazione di destra riuscisse ad entrare nel panorama politico albanese, ciò potrebbe significare un passo positivo per il paese, aumentando il pluralismo partitico e indebolendo la struttura sterile che verte tutta sulla personalità di Berisha, e dei suoi oppositori, seguendo principi del tutto clientelari. Rimane però da vedere l'atteggiamento del Polo della Libertà una volta proiettato verso gli itinerari del potere. In un paese in cui, nelle ultime elezioni, un partito di sinistra (il Partito Agrario di Lufter Xhuveli) si è visto aggregare i propri voti a quelli dell'attuale coalizione di Berisha, nulla si può prevedere con certezza.


(231 letture) - (Leggi Tutto... | Voto: 5)
Notizie d'Agenzia: L'immunità albanese
[emmeci] Sabato, 01 novembre @ 09:02:46 CET
Le agenzie ci informano Il relativo isolamento finanziario del sistema albanese sembra al momento risparmiarlo dalla crisi internazionale. Nonostante le rassicurazioni della Banca centrale tuttavia, gli esperti temono ripercussioni su turismo, edilizia e rimesse degli emigrati
Anche se per ora in Albania non si è manifestata con sintomi preoccupanti, la crisi economica mondiale è diventata l'argomento centrale di analisi e commenti nel Paese, ma anche di timori diffusi. Più che dagli effetti della globalizzazione, le paure scaturiscono dai ricordi ancora non rimossi della crisi finanziaria del '97, che vide svanire nel nulla i risparmi di migliaia di albanesi.

Dato che l'attuale crisi ha come epicentro proprio il sistema bancario, gli albanesi hanno avuto un motivo in più per chiedersi se i loro risparmi, questa volta nelle banche autorizzate, non rischino di nuovo di svanire nel nulla. Dell'argomento si è iniziato a parlare ampiamente nella blogosfera, poi in numerose trasmissioni televisive albanesi e in diversi commenti pubblicati dai maggiori economisti del Paese.

Tutti concordano sul fatto che l'Albania non sarà colpita dalla crisi economica attuale, o almeno non direttamente e non nell'immediato. A tranquillizzare è una sorta di immunità che il Paese presenta grazie alla sua poca apertura all'economia mondiale. Per una volta, il relativo isolamento dell'economia albanese si traduce in un vantaggio.

Un altro elemento che può fungere da punto di forza è la scarsa finanziarizzazione dell'economia locale. La stessa Borsa albanese, nonostante diversi tentativi, non è mai riuscita a decollare. “Il sistema bancario albanese non presenta un settore speculativo rilevante” ha tranquillizzato il governatore della Banca Centrale, Ardian Fullani. Secondo il governatore non vi è motivo di preoccuparsi poiché “i parametri bancari sono stati considerati a più riprese dagli enti bancari internazionali come molto sicuri e molto al di sopra della soglia di sicurezza”. Le parole di Fullani, anche se vaghe, hanno tranquillizzato gli animi, suscitando solo voci concordi da esperti economisti che da qualche settimana sono onnipresenti nei media albanesi. “Le riserve bancarie, e quindi i risparmi dei cittadini, non sono in discussione - ha ribadito Shkelqim Cani, ex governatore della Banca Nazionale albanese.

D'altro canto, però, gli economisti temono le conseguenze di tipo psicologico della crisi internazionale, mentre sullo sfondo rimane sempre il fantasma minaccioso del '97. Riferendosi proprio alla crisi finanziaria di dieci anni fa, non sono mancati gli analisti che hanno trovato un parallelismo tra le vaghe parole tranquillizzanti di Fullani e quelle pronunciate da Berisha esattamente prima del crollo delle piramidi bancarie del '97. “Bisogna fare di tutto per non suscitare il panico e provocare effetti negativi tra i risparmiatori” suggerisce Arben Malaj, riferendosi al noto fenomeno del fallimento delle banche causato dai prelievi massicci da parte dei clienti che temono di perdere i propri risparmi. Dal canto suo, anche il governo assicura che farà di tutto per prevenire qualsiasi crisi attraverso politiche adeguate.

Le conseguenze nel sistema albanese però, seppur indirette e non immediate, sono inevitabili. “Subiremo le conseguenze indirette del calo economico internazionale – ha commentato Shkelqim Cani, ex governatore della Banca Nazionale – in quei settori che più ci legano all'estero”. In primo luogo si avrà a che fare con un forte calo delle rimesse degli emigrati, che saranno senza dubbio tra le fasce più colpite dalla crisi economica. Ciò metterà a nudo la povertà delle classi più deboli, tra cui i pensionati, che non riescono ad arrivare a fine mese. Nelle stesse condizioni si troverà anche la popolazione rurale, sempre in pessime condizioni a causa del degrado economico provocato principalmente dalle crescenti importazioni dai vicini balcanici.

La crisi, inoltre, comporterà meno investimenti da parte dei cittadini albanesi residenti all'estero. Tra i primi settori che subiranno il calo dei profitti ci sarà molto probabilmente l'edilizia, che già da qualche anno a questa parte segna un certo declino, pur rimanendo uno sei settori più forti dell'economia albanese.

Inoltre gli economisti temono che la crisi economica internazionale avrà delle conseguenze negative per il turismo albanese. Ma su questo punto non tutti si trovano d'accordo. Diversi economisti sostengono che, essendo l'Albania un paese dai prezzi competitivi, molto probabilmente in caso di crisi economica diverrà una meta alternativa, provocando effetti positivi nella crescita del turismo, come del resto si è in parte verificato la scorsa estate. Un dibattito simile si è aperto sulle conseguenze della crisi sulle esportazioni albanesi, che dovrebbero calare. Anche su questo vi è chi controbatte sostenendo che le esportazioni costituiscono una parte pressoché irrilevante dell'economia albanese, e che gli effetti prodotti saranno altrettanto irrilevanti.

Il sistema bancario albanese, anche se attualmente in salvo dalla crisi, non è tuttavia immune da problemi interni. Negli ultimi mesi, a più riprese, diversi analisti hanno parlato di una possibile crisi del sistema bancario a causa dell'eccessiva concessione di mutui. Negli ultimi anni, come altri Paesi balcanici, l'Albania è diventata meta di numerose banche estere, che si sono specializzate per lo più nella concessione di mutui. Essendo l'Albania un Paese in crescita con enorme propensione a investire, i mutui bancari sono stati la soluzione per molti cittadini. Secondo gli analisti, però, gli interessi in Albania sono molto più elevati rispetto al resto d'Europa, e con il passare del tempo ci si può trovare davanti all'impossibilità di restituire il danaro secondo quanto richiesto dal sistema bancario. La crisi economica internazionale e le sue conseguenze in Albania potrebbero rendere ancora più difficile la restituzione. Ma per ora la crisi rimane lontana, mentre c'è già chi propone politiche restrittive da parte delle banche nella concessione dei mutui.

(304 letture) - (Leggi Tutto... | Voto: 0)
Notizie d'Agenzia: Il fantasma di Gerdec
[emmeci] Venerdì, 20 giugno @ 16:19:38 CEST
Le agenzie ci informano

La tragedia dell’esplosione del deposito di munizioni di Gerdec, rimasta senza colpevoli, ritorna sulle prima pagine dei giornali e scuote la politica albanese. I lavoratori del deposito chiedono risarcimenti e scioperano ad oltranza. Revocata l’immunità all’ex ministro della Difesa
Nonostante i ritmi movimentati della politica albanese e il susseguirsi di vari eventi cui è stata attribuita un'importanza storica, a tre mesi dall'esplosione del deposito di munizioni, il fantasma di Gerdec continua ad aleggiare sul cielo della repubblica delle aquile, riportando la tragedia e il destino delle sue vittime sulle prime pagine dei giornali locali. Molto limitata, invece, la reazione dei politici, e in particolar modo della maggioranza al potere, con il premier Sali Berisha impegnato in un tour per il paese in cui, oltre a continuare le celebrazioni per la prossima adesione del paese alla Nato, il primo ministro ne approfitta per inaugurare strade, ponti e altre opere pubbliche.

Ma l'irrisolta tragedia di Gerdec è tornata a galla il 5 giugno, quando dei rappresentanti dell'associazione “Ex lavoratori di Alba-demil” (la società responsabile della fabbrica di Gerdec) hanno iniziato uno sciopero della fame per ottenere una risposta positiva alle loro richieste, già inviate al governo da diverse settimane, ma rimaste finora senza alcuna risposta. “La gente di Gerdec, non solo ha subito una grave tragedia, la cui responsabilità non può che essere attribuita allo Stato – ha affermato nei primi giorni dello sciopero Andi Belliu, leader degli scioperanti – ma si trova a dover affrontare pesanti problemi economici, poiché tutti sono rimasti senza lavoro, senza abitazione, e naturalmente deve affrontare problemi di salute, oltre che di natura psicologica, che nessuno sta prendendo in considerazione”.

In questi mesi gli abitanti di Gerdec non hanno mai cessato di protestare e denunciare la leggerezza con cui le strutture statali hanno affrontato i problemi legati al soccorso alle vittime, sia riguardo la distribuzione di aiuti economici, sia riguardo la sistemazione in abitazioni alternative. In molti tra analisti e politici dell’opposizione hanno paragonato le misure prese dal governo con l'atteggiamento tipico preso in caso di catastrofe naturale. Molte famiglie si trovano ora abbandonate e costrette persino a lasciare le abitazioni provvisorie in cui sono state sistemate, per lo più delle residenze estive che durante i mesi estivi sono destinate a ospitare i turisti.

Sono in molti ad aver iniziato a ricostruire le abitazioni distrutte di Gerdec, sebbene gli esperti e gli ambientalisti valutino la zona come estremamente nociva, ma non vi è nessuna reazione da parte delle autorità per impedire il ritorno degli abitanti. Gli unici ad aver alzato la voce sono stati i media, portando sullo schermo uomini impegnati nella ricostruzione delle case, i quali, consci dell'inopportunità di vivere a Gerdec, affermano tristemente di non avere altra scelta.

I rappresentanti dell'associazione delle vittime di Gerdec ritengono che il fondo adibito al loro sostegno da parte del governo albanese non sia sufficiente, poiché, oltre alla distribuzione mal organizzata, l'intervento comprende tutta l'area dei danni causati dall'esplosione e non prevede alcuna tutela concreta a medio termine per le vittime più colpite più direttamente, e in particolar modo per chi lavorava a Gerdec. Gli otto scioperanti di Gerdec richiedono un aiuto mensile di 400mila lek (circa 3.300 euro) per ogni lavoratore per almeno un anno, uno stipendio di 500mila lek (4.100 euro) per un anno e l'ottenimento dell'assegno di assistenza dopo tale periodo. Chiedono poi pensioni per le famiglie delle vittime, un risarcimento per gli autoveicoli gravemente danneggiati nei pressi dell'esplosione, e il versamento dei contributi dei lavoratori dal 2006 fino al giorno dell'incidente.

L'inizio dello sciopero ha faticato a cogliere l'attenzione dei media e della politica. Si è iniziato a dedicargli maggiore attenzione il quinto giorno, quando sette uomini sono stati portati in ospedale per ricevere assistenza medica, per via delle loro gravi condizioni di salute. In ospedale si sono visti anche i rappresentati dell'opposizione che hanno offerto pieno sostegno alle richieste delle vittime di Gerdec, riproponendo in parlamento il dibattito sulla diretta responsabilità del premier. Presente anche la società civile, in particolar modo Mjaft, e il G99, nuovo movimento creato di recente da Erjon Veliaj. “Per soddisfare le richieste degli abitanti di Gerdec – ha affermato sui media albanesi Veliaj – basta l'ammontare che è stato speso per quell'infinita festa di adesione alla Nato”.

Ma dal governo, il principale bersaglio del messaggio dello sciopero, non c’è stata alcuna reazione ufficiale. L'unico a reagire dalle fila del Partito Democratico (PD), è stato il deputato della zona elettorale di Gerdec, Astrit Patozi, il quale ha definito esagerate le richieste, commentando: “Non abbiamo mica uno stato miliardario in Albania”. Patozi ha inoltre sminuito l'importanza dello sciopero che considera “un'opera dell'opposizione per i motivi a tutti noti”. Totale silenzio invece da parte di Berisha. L’indifferenza del premier è stata a più riprese condannata sia dalla società civile sia dai partiti dell'opposizione. “L'indifferenza davanti a questa gente equivale a commettere di nuovo il crimine che hanno subito” - è stata una delle affermazioni del capogruppo parlamentare del Partito Socialista (PS), Valentina Leska.

Gli scioperanti, dal canto loro, hanno più volte ribadito l’intenzione di andare fino in fondo. Una volta ricevute le cure mediche, lo sciopero è ripreso, sempre all'ombra del silenzio delle autorità. Ma negli ultimi giorni, i sette scioperanti hanno deciso di lasciare l'appartamento di Vora dove si erano riuniti per digiunare, e di trasferirsi nei giardini a fianco della sede del Consiglio dei ministri. “Così Berisha non potrà più fingersi cieco, e far finta di non vederci” hanno commentato davanti ai riflettori. Le forze dell'ordine, però, nonostante i permessi regolarmente ottenuti, non hanno consentito l'installazione delle tende nei giardini, facendo sì che gli scioperanti – come riportato dalla stampa albanese – si recassero vicino al vertice del potere con delle coperture improvvisate.

Nonostante il silenzio della maggioranza, lo sciopero sembra aver dato notevole spinta al dibattito parlamentare sull'immunità dell'ex ministro della Difesa, Fatmir Mediu. Il procuratore generale, Ina Rama, aveva chiesto una revoca dell'immunità, essendo Mediu uno dei nomi direttamente coinvolti nelle enormi irregolarità di Gerdec. Per settimane in parlamento si era esitato a votare la revoca dell'immunità di Mediu, personalità proveniente dalle fila del Partito Repubblicano, uno degli alleati più stretti del PD di Berisha. I repubblicani hanno infatti commentato la disponibilità dei loro alleati di "sacrificare" Mediu alla giustizia, come una mossa che mira a mascherare le responsabilità di personalità più potenti.

Alla fine, proprio nei giorni in cui le vittime di Gerdec scioperavano, il parlamento ha votato con 101 voti a favore sulla revoca dell'immunità di Mediu, atto che molti sperano faccia progredire alla svelta il processo sui fatti di Gerdec. Inoltre, è stato rimosso dall’incarico il capo di Stato Maggiore, il generale Luan Hoxha, più volte citato nelle poco chiare affermazioni di Mediu come uno dei principali responsabili delle irregolarità che hanno portato alla tragedia.

da l'osservatorio dei Balcani


(238 letture) - (Leggi Tutto... | Voto: 0)
Notizie d'Agenzia: Sguardo ad Ovest
[emmeci] Sabato, 12 aprile @ 07:05:15 CEST
Le agenzie ci informano

L’invito della Nato è un evento storico per l’Albania, interpretato da molti politici come l'atto che segna il ritorno del paese al mondo occidentale. Grande entusiasmo, ma anche scetticismo tra la popolazione, ancora scossa dall’esplosione dell’arsenale di Gerdec
Il summit di Bucarest e il tanto atteso invito di adesione dell'Albania alla Nato ha placato per qualche giorno il clima politico divenuto estremamente conflittuale dopo la tragedia di Gerdec. I politici albanesi, infatti, si sono trovati uniti nella comune aspirazione per ricevere l'invito, e si sono vicendevolmente promessi massima collaborazione per implementare le riforme necessarie e impegnarsi nel progresso democratico del paese.

L'invito della Nato ha avuto nella politica albanese uno strascico di entusiasmo che ha dato tregua per qualche giorno persino alle richieste di dimissioni del premier. Non sono mancati i commenti di retorica pomposa che hanno definito le giornate del summit di Bucarest, “dei giorni storici per l'Albania”. “Giorno in cui l'Albania esce dalla sua lunga transizione” l'ha definito la presidentessa del parlamento Jozefina Topalli. “La maggiore conquista dopo la proclamazione dell'indipendenza in tutta la storia albanese” ha affermato il ministro degli esteri Lulzim Basha. E nei media e nei discorsi politici, numerosissimi in questi giorni, a più riprese è stato considerato l'invito all'adesione alla Nato come un momento in cui l'Albania ritorna al mondo occidentale a cui è stata brutalmente strappata dal regime comunista secondo alcuni, o all'invasione ottomana di 600 anni fa- secondo altri. Si è parlato anche dell'identità occidentale degli albanesi che solo pochi tra gli analisti di Tirana interpretano con scetticismo.

Il nuovo ministro della difesa, Gazmend Oketa, ha attribuito l'ottenimento dell'invito all'esercito albanese e agli sforzi da questo intrapresi. Il premier Salì Berisha ha commentato con entusiasmo che “solo qualche anno fa l'adesione alla Nato era sì un traguardo importante per l'Albania, ma nessuno poteva prevedere che si potesse raggiungere in tempi così brevi” alludendo che il merito principale per l'invito andava alle sue riforme e alle politiche applicate negli ultimi anni durante il suo governo. Il leader del maggior partito dell'opposizione, Edi Rama, ha invece attribuito il conseguimento di tale obiettivo agli sforzi di tutti gli albanesi.

I giorni del summit i media albanesi si sono concentrati sui vantaggi e le conseguenze che l'invito ad aderire alla NATO avrebbe apportato al paese. Tra gli analisti infatti non vi è stato nessuno che vi scorgesse eventuali svantaggi. Tutti si sono trovati nella stessa lunghezza d'onda dei politici, mentre solo nella conferenza stampa tenuta da Sali Berisha il giorno prima della sua partenza per Bucarest è stato menzionato il fatto che secondo un sondaggio, non citato, circa il 7% della popolazione è contraria all'adesione.

Per il mondo mediatico albanese l'invito di Bucarest comporterà grandi vantaggi a tutto campo, prefiggerà in modo concreto gli obiettivi e le riforme da implementare che per ora sembrano solo oggetto di dispute tra partiti, rafforzerà la fragile democrazia albanese, porterà più stabilità e più investimenti, dato che farà migliorare l'immagine del paese all'estero. Qualcuno ha anche detto che porterà il libero movimento dei cittadini albanesi confondendo il carattere dell'Alleanza Atlantica con determinate competenze dell'UE. È stato ampiamente sottolineato il fatto che per prassi i paesi che aspirano all'UE aderiscono prima alla NATO e poi all'UE, sottintendendo che dopo Bucarest l'Albania abbia in qualche modo la strada spianata verso l'adesione europea. Di svantaggi necessari sono state menzionate solo le enormi spese che lo Stato albanese deve ancora programmare per raggiungere gli standard richiesti dalla NATO.

Non stupisce, infatti, l'unanimità che ha spazzato via le ricorrenti divisioni tra le forze politiche albanesi, poiché con l'invito ricevuto la scorsa settimana a Bucarest si è visto avverare una piccola parte dell'integrazione euro-atlantica che è un vero e proprio mito in Albania, sostenuto fermamente, secondo vari sondaggi degli ultimi anni, da circa il 95% degli albanesi. È questo che tutti i partiti albanesi propongono ai propri elettori in ogni tornata elettorale dopo il crollo del comunismo. Ma l'entusiasmo della classe politica non è stato corrisposto in egual misura da parte della popolazione, probabilmente perché si ha l'impressione che la futura adesione alla NATO non comporterà vantaggi palpabili nella vita dei cittadini albanesi. L'invito, nonostante fosse un importante traguardo politico, trova il paese in un'atmosfera di profonda delusione e sconcerto dopo l'esplosione di Gerdec e il disimpegno con cui la questione si sta affrontando. Intanto, nel centro di Tirana, i festeggiamenti organizzati dal governo continueranno per alcuni giorni prendendo il posto alle manifestazioni dell'opposizione e della società civile che, da dopo la tragedia di Gerdec, chiedono le dimissioni del premier.

Nonostante abbiano avuto poco spazio nei media, non sono mancate le espressioni di scetticismo di chi si chiedeva se l'invito era realmente meritato o meno. Mentre dai rappresentanti della NATO e dai portavoce statunitensi i messaggi erano rassicuranti sul fatto che l'Albania meritava davvero l'invito, qualche analista albanese si è posto la domanda: ma l'Albania è davvero all'altezza degli standard della Nato? Nel sondaggio lanciato dalla TV più seguita a livello nazionale, Top Channel, sembra che il 65% degli albanesi ritenga che l'adesione, piuttosto che merito degli albanesi, è dovuta agli interessi geo-strategici della Nato e degli Stati Uniti in questo momento. La domanda è stata invece aggirata da parte dei principali politici albanesi con il fatto che il summit di Bucarest non era in realtà la fine di un processo, bensì l'inizio, che esigerà riforme impegnative per raggiungere gli standard della Nato. Si è comunque ottimisti, aspirando che tutto sia pronto per aderire a pieno titolo tra un anno al prossimo summit della Nato.

Negli ultimi anni l'Albania si è impegnata zelantemente a contribuire con le proprie truppe a fianco a quelle della NATO in diverse missioni in Afghanistan, in Iraq, sempre senza che vi fossero voci discordi a tali missioni. Da anni l'esercito albanese è coinvolto in processi di training per migliorare professionalmente, ma non è ancora un esercito piccolo e ben strutturato. Tra l'altro si trova a dover far fronte alle conseguenze della crisi scaturita da diverse riforme azzardate dopo il crollo del comunismo, e molto rimane da fare sulle sue riserve di munizioni che, come la tragedia di Gerdec ha dimostrato, sono prodotti sovietici o cinesi obsoleti e pericolosi di 40 anni fa e anche più vecchi, che rimane tutto da eliminare.

Finita la festa e i saluti solenni dei leader rientrati in patria entusiasti, si torna alla realtà di sempre, tra riforme difficili, consensi fragili, e il peso di Gerdec che ha aperto un vaso di Pandora pieno di nodi oscuri.


(276 letture) - (Leggi Tutto... | Voto: 5)
Notizie d'Agenzia: Dubbi sotto la cenere
[emmeci] Venerdì, 28 marzo @ 16:21:38 CET
Le agenzie ci informano Bufera politica dopo l’esplosione del deposito di armi di Gerdec, nei pressi di Tirana. Mentre procedono le indagini della magistratura e le inchieste investigative dei media per accertare i responsabili del grave incidente, l’opposizione chiede le dimissioni del premier Berisha
L’esplosione del deposito di armi di Gerdec, avvenuta lo scorso 15 marzo, ha profondamente sconvolto la politica albanese. La gravità della tragedia, con un bilancio di ben 24 morti e 300 feriti che, secondo le stime riferite dal premier Salì Berisha, costerà alle casse dello stato albanese 1.5 miliardi di lek (circa 12 milioni di euro), ha schiacciato tutte le altre tematiche politiche diventando il tema del giorno su tutti i media albanesi.

Sono proprio i media, come molti analisti hanno sottolineato, ad aver fatto luce sulla questione più di quanto ne abbia fatto lo Stato. Ardian Klosi, noto intellettuale e attivista della società civile, ha affermato che “dopo 17 anni di libera informazione in Albania, finalmente i media albanesi si sono svegliati, facendo un’informazione per la prima volta libera dalle pressioni del potere”. I media, infatti, hanno intrapreso un cammino investigativo, con una serie di indagini e raccolta di prove, fornendo delle informazioni che nessun organo statale è stato in grado di portare alla luce.

Mentre il premier Berisha, con aria impassibile, si è limitato a frasi generiche sulla condanna dei responsabili, parallelamente alle ricerche incessanti dei media sono iniziate anche le indagini da parte della procuratrice generale Ina Rama. Tre giorni dopo l’esplosione fatale il ministro della Difesa Fatmir Mediu, del Partito Repubblicano, stretto alleato del Partito democratico di Berisha, si è dimesso, “non perché responsabile di quanto accaduto, ma percependo le dimissioni come un obbligo morale”. “Sono state le 72 ore più difficili della mia vita” ha commentato Mediu ai media, mentre Berisha ha rimediato subito proponendo come successore di Mediu, il vice premier Gazmend Oketa, PD-izzando ulteriormente il Consiglio dei ministri, che diventa sempre più blu.

Le indagini sono solo all'inizio, ma la questione sembra complessa e piena di nodi oscuri. In una delle sue poche dichiarazioni in merito alle responsabilità, Berisha ha accusato la società che operava nel deposito, l'americana SACI (Southern Ammunition Company Inc) che ha un subcontratto con la società albanese, alle dipendenze del ministero della Difesa, Meico (Military Export and Import Company), la quale, però, secondo Berisha doveva solo trasportare le armi che venivano raccolte da tutta l'Albania a Gerdec, a pochi chilometri da Tirana, per venire selezionate e smantellate.

Berisha ha giustificato l'esistenza di un tale deposito con la necessità di eliminare le munizioni antiquate e pericolose ereditate dalle paranoie del regime, in vista dell'adesione del paese alla NATO. Ma ad essere implicata è anche un'altra compagnia albanese, la Alba Demil di proprietà di Mihal Delijorgji, conosciuto in Albania come il re del business dei metalli e presidente dello sport club Dinamo, con alle spalle diversi precedenti di evasione fiscale. I responsabili delle società per ora coinvolte si trovano già agli arresti. Rimangono però poco chiari i rapporti tra di esse. Molti media hanno riferito sulle irregolarità dei contratti con la società americana SACI, un'altra ditta americana, la AEY, e la cipriota off-shore Evdin.ltd. Si tratta di contratti che non sembrano atti giuridici, riportano i media albanesi, e scritti in un inglese che appare essere una traduzione letterale dall'albanese, cosa che fa pensare si tratti in realtà di una società fantasma.

Nella seduta parlamentare straordinaria, Berisha ha dato tutta la responsabilità della tragedia alla società americana SAC, che a quanto dichiarato dallo stesso premier è specializzata nel trattamento delle munizioni e che ha siglato nel giugno 2007 un contratto sulla gestione del deposito di Gerdec. La società americana, però, aveva a sua volta girato il contratto all'albanese Alba Demil il 28 dicembre.

I toni rassicuranti di Berisha sulle indagini da intraprendere a tutto campo così come sull'estrema gratitudine ai media per il loro ottimo lavoro, sono totalmente cambiati quando nella complessa questione è stato menzionato anche il nome di Shkelzen Berisha, figlio del premier di cui ha parlato anche se con molta cautela il businessman Kosta Trebicka. Nelle conversazioni intercettate, pubblicate dai media, risulta che Berisha figlio avesse un'importanza chiave nella questione

Il premier, infuriato, il giorno seguente ha espresso in modo esplicito, e senza riportare alcuna prova o fatto convincente, la sua convinzione che le persone che hanno menzionato il figlio abbiano solo cercato di sfruttare il suo nome, per meglio riuscire in loschi affari di mafia.

Il premier, in uno dei numerosi messaggi alla nazione in cui ha menzionato i nomi delle vittime, ha fatto riferimento tra gli altri anche a quello di Muhamet Hoxha, compagno di sua cognata, che però Berisha afferma di non aver mai conosciuto. “Era tornato dall'Inghilterra nel 2007 e lavorava nel deposito di Gerdec, come tutti gli altri, per sbarcare il lunario” ha commentato. Ma i sopravvissuti di Gerdec che sono continuamente intervistati dalle TV albanesi, hanno detto di aver riconosciuto solo la sua foto, mentre nel deposito si faceva chiamare Xhimi e non comunicava con nessuno. Tutti dicono tra l'altro che nel caos gerarchico del deposito, Hoxha non era affatto un semplice operaio che smontava proiettili e razzi, ma si occupava bensì del bilancio delle munizioni che entravano nel deposito, e di altre questioni di coordinamento.

Il premier è stato fortemente preso di mira dai media e dall'opinione pubblica. “I media sono parte della mafia albanese – ha replicato con toni aggressivi Berisha - hanno ballato sui cadaveri di Gerdec, hanno gridato" viva la morte" e "morte al governo". Ma non mi stupisco. I media sono liberi, possono anche andare in diretta nudi, e non mi stupirei lo stesso”. Sul suo coinvolgimento nella questione di possibili traffici, Berisha ha risposto: “quando c'è stata l'esplosione, ho sentito per la prima volta di Gerdec, prima ne ignoravo l'esistenza”.

Mentre si discute sulle responsabilità, e il presidente Bamir Topi, la presidentessa del parlamento Jozefina Topalli e infine lo stesso Berisha hanno parlato della necessità di profonde riforme strutturali, tutta l'opposizione albanese e la maggior parte degli analisti politici, persino quelli di destra, chiedono le dimissioni del premier e la rinuncia alla sua immunità perché venga indagato come tutte le altre persone coinvolte. Inizialmente gli stessi sopravvissuti e i cittadini di Vora, a pochi chilometri da Tirana, hanno manifestato le proprie accuse bloccando per quattro ore l'autostrada.

Venerdì 21 sono stati i giovani di Mjaft! e di altre associazioni studentesche a marciare per il centro di Tirana, con dei manifesti “Vogliamo un'Albania senza razzi” e “Se hai un po' di coscienza civile, dimettiti”. Sabato 22 il centro di Tirana è stato di nuovo affollato, questa volta da un corteo capeggiato da tutti i leader dell'opposizione, senza che venisse tenuto alcun discorso politico, per una manifestazione che Edi Rama aveva considerato come un omaggio alle vittime di Gerdec. I partecipanti, tra cui molte personalità di spicco della cultura albanese, hanno percorso l'arteria principale di Tirana con lo striscione “Impiegato statale Berisha, in nome del popolo sei licenziato” che è stato in seguito deposto ai cancelli del Consiglio dei Ministri, insieme a centinaia di candele accese per le vittime di Gerdec. A seguire anche la protesta della società civile, capeggiata da Ardian Klosi.

Tutti i partiti dell'opposizione hanno d'un tratto superato le divisioni all'interno della sinistra, trovandosi d'accordo sul fatto che sia il premier Berisha il primo responsabile della tragedia di Gerdec e chiedendone pertanto le dimissioni. “Noi non riconosciamo più Berisha come nostro premier. Egli si deve dimettere come Mediu e rinunciare alla sua immunità parlamentare per farsi indagare” ha più volte espresso Edi Rama. Mentre il deputato del PS Pellumb Xhufi ha invitato Berisha a sottoporsi alla mozione di sfiducia come si sarebbe fatto in ogni paese democratico. Skender Gjinushi, leader dei Socialdemocratici, ha addirittura affermato che l'allontanamento di Berisha sia una priorità da considerare più importante dell'adesione alla NATO. Il vicepresidente del gruppo parlamentare Erjon Brace, denuncia invece il coinvolgimento di Berisha in traffici illeciti di armi. Tacciono i deputati delle fila della destra, ma alcune voci come quelle di Ridvan Bode, Spartak Ngjela e Nikoll Lesi attribuiscono apertamente la responsabilità al premier.

Berisha ha però chiarito di non avere alcuna intenzione di rinunciare alla sua immunità parlamentare e tanto meno di dimettersi. “Non posso rinunciare alla mia immunità solo perché lo vuole l'opposizione. Dopo tutto è questo il dovere dell'opposizione” ha concluso Berisha assicurando che i responsabili risponderanno fino all'ultimo.

Solo pochi mesi fa è mancato poco che il premier abolisse le immunità a tutti i deputati del parlamento albanese sventolando il suo slogan “Tolleranza Zero”, per cui tutti avrebbero dovuto offrirsi al sistema giudiziario.

Per ora la procura si sta orientando sulla pista dei parametri tecnici che hanno comportato l'esplosione. Inizialmente era stata diffusa da voci anonime la tesi di un sabotaggio, di un attentato, o di un'azione per mano di vicini balcanici che non vogliono che l'Albania aderisca alla NATO. Il timore, che ricordava il clima da guerra fredda, è stato totalmente escluso dalla maggior parte degli analisti albanesi, mentre i rappresentanti della NATO hanno fatto sapere che Gerdec non graverà sull'adesione albanese.

I media albanesi hanno fatto luce sulle condizioni in cui si lavorava nel deposito-fabbrica di smantellamento di munizioni. La tragedia è venuta a colpire una poverissima fascia di popolazione tra cui la maggior parte trasferitasi a Gerdec dalle montagne del nord albanese, che aveva trovato nel deposito di armi un posto di lavoro per assicurarsi appena il livello minimo di sopravvivenza. Lavoravano per circa 1.000 lek (circa 8 euro) al giorno nello smantellamento e nella pulizia delle munizioni.

Tutti gli operai che ora danno testimonianze del lavoro nel deposito, raccontano che la possibilità di stipulare un contratto non era neanche presa in considerazione. Si faceva solo firmare un foglio in cui si attestava che in caso di esplosioni ognuno si assumeva la propria responsabilità. Gli operai sostengono che le esplosioni di proiettili, o della polvere da sparo che prendeva fuoco, erano all'ordine del giorno. Gli operai, tra cui molte donne e numerosi ragazzi minorenni, persino di 10 e 12 anni, che gli albanesi hanno visto parlare davanti alle telecamere, non ricevevano alcun tipo di preparazione e non erano seguiti da nessun esperto.

Gli esperti di un altro centro di smantellamento delle munizioni, il Poliçan, nel sud del paese, hanno denunciato la totale mancanza di parametri tecnici nel deposito di Gerdec che era in realtà solo un capannone sprovvisto delle strutture necessarie, dove decine di operai lavoravano senza rispettare neanche le distanze di sicurezza. Sono in molti, infatti, a chiedersi come mai non siano stati coinvolti gli esperti in materia, o come mai sia stato costruito un nuovo centro per lo smantellamento delle munizioni mentre già esisteva quello statale di Poliçan dove lavorano solo operai specializzati.

Si discute molto anche sul fatto che non sia mai stato fatto nessun controllo da parte del ministero della Difesa. Il portavoce dello Stato Maggiore, Vladimir Ndreu, ha reso pubblico, in una conferenza stampa, che per la costruzione del deposito di Gerdec non è stato preso in considerazione il parere dello stesso Stato Maggiore, che aveva già negato la possibilità di costruire un centro del genere a Berzhite (tra Tirana e Elbasan) in simili condizioni. La maggior parte dell'opinione pubblica è rimasta infatti stupita nello scoprire l'esistenza di un tale deposito, così vicino alle abitazioni e a pochi chilometri dall'aeroporto nazionale. “In questo modo l'Albania ha violato la convenzione di Aarhus, che il parlamento ha già ratificato, sull'obbligo di sentire il parere degli abitanti di una zona dove si intende costruire un struttura di tale portata”, ha commentato Ardian Klosi, ambientalista.

Per ora si è parlato a lungo dei parametri tecnici non rispettati, ma sui media si inizia ad esaminare il destino delle armi che passavano per Gerdec. Secondo i dati dell'ACIT (Albanian Centre for International Trade) l'Albania esporta armi verso l'Afghanistan, la Georgia, l'Argentina, l'Iran, e persino Israele. Nel 2006, un anno dopo il ritorno al potere di Berisha, l'esportazione di armi, secondo News24, è aumentata del 560% rispetto al 2005. Le indagini continuano, e la procuratrice Ina Rama ha chiesto aiuto all'FBI, che manderà in Albania un gruppo di 6 esperti.

(371 letture) - (Leggi Tutto... | Voto: 0)

Missione Albania