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Lettere da Shengjin: Buona estate 2010 Shengjin
[emmeci] Venerdì, 06 agosto @ 09:13:42 CEST
Lettere dalla missione

BUONA ESTATE SHENGJIN!
I primi arrivi risalgono a maggio: un gruppo di studenti del Seghetti ha trascorso  qui in Albania una settimana di tirocinio a carattere didattico e sociale, presso la nostra scuola e altre strutture del territorio.  La nostra comunità si è posta, tra altri obiettivi, quello di favorire la conoscenza e il confronto di una cultura diversa, l’incontro con un Paese segnato da una storia particolare, la condivisione e la collaborazione tra persone che desiderano abbattere i muri del sospetto e del pregiudizio. Dobbiamo dire che i nostri amici veronesi si sono mostrati disponibili, sapientemente guidati dalla loro insegnante prof. Elena Forcellini.
Ai primi di giugno accoglieremo il gruppo disabili di Lezhe, ormai affezionato a questa vacanza al mare.  Seguiranno i bambini delle case famiglia “Giovanni XXIII” di Scutari, quindi avranno inizio le attività di animazione per i ragazzi della zona. Alla fine di luglio arriverà un gruppo di Scout bolognesi, poi toccherà agli studenti di Verona i quali, quest’anno, oltre ad animare i bimbi di Shengjin, esporteranno l’esperienza nel villaggio di Malecaj, un luogo ancora “fuori dal mondo”, pur essendo abbastanza vicino a Lezhe.
Contiamo di chiudere il mese di agosto ospitando un gruppo di giovani italiane per una settimana di riflessione e di vita di gruppo, poi sarà settembre, torneranno i piccoli della scuola materna e la vita ci chiamerà agli impegni consueti.
Abbiamo avuto tra noi anche tanti volontari, operai della chiesa, una rappresentanza della parrocchia della Dorotina di Mozzo, referente per un progetto di sostegno alla scuola.  Grazie a tutti per la presenza, cordiale e significativa.

        La comunità di Shengjin


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Lettere da Shengjin: Siamo arrivati al tetto della Chiesa
[emmeci] Lunedì, 21 giugno @ 08:52:25 CEST
Lettere dalla missione

Il lievitare delle forme


Sulla nostra bella e nuova chiesa è stato posato il tetto. La settimana scorsa alcuni valenti tecnici italiani hanno montato travi e pannelli, in legno di abete, regalandoci la prima, reale esperienza di uno spazio chiuso, l’aula liturgica che accoglierà i cristiani di Shengjin per le loro celebrazioni. Come altre volte, il nostro Zef ha fatto da termometro, raccontandoci le risonanze che il nuovo e decisivo passo avanti ha  avuto tra la gente: gradimento altissimo, soddisfazione alle stelle. Al primo posto una singolare e inattesa motivazione: “Ora sì che sembra una chiesa, i muri potevano diventare anche un’altra cosa”, abituata com’è, la nostra gente, a veder svanire sogni e progetti da un momento all’altro, spesso per l’inganno e la corruzione. Potremmo anche sentirci un po’ mortificati, ma chi vuole bene non bada a simili  sottigliezze, e noi, suore e amici della Pro Jesu, stiamo proprio cercando il bene di questa popolazione.

Così cominciamo a goderci i primi timidi passi di avvicinamento alla nuova chiesa, ora che il cantiere è più accessibile, meno pericoloso, e il tetto, appunto, dà veramente il senso dello sviluppo in atto.

Prima della Messa, ieri, è stata la volta delle nostre affezionate vecchiette. Sotto braccio, Justina e Tone hanno fatto il loro giretto, accompagnando  la visita con giaculatorie di benedizione e di augurio. Poi due giovani, prima del catechismo, quindi  alcuni ragazzi, insieme a noi,  magari più incuriositi dalla  possente gru, che alle  travi di legno. Il parroco, P. Antonio già pretende di celebrarvi la messa in agosto, quando la calura renderà ardita la permanenza nel nostro garage-chiesa.  Più realisticamente, forse, immagina di celebrare qui  a  Natale, nel nostro dicembre ancora tiepido, senza più dover spalancare le finestre e accendere i ventilatori  a difenderci dal calore della gente stipata. Non sappiamo, ora tutte le previsioni possono sembrare ragionevoli. 


E’ interessante rilevare che, quando qualcuno si vuole informare sui lavori, chiede “come va la cattedrale?”, e a nulla vale la sottolineatura che la nostra  è “solo” una chiesa. Nei dintorni di Shengjin, la cattedrale di Lezhe rappresenta il modello di ogni edificio sacro, fosse solo per le sue dimensioni. Quella di Shengjin, insomma, sta crescendo come una cattedrale e c’è già chi la mette in testa a ogni classifica, per la bellezza piena di grazia che lascia intravedere. Incastonata nel verde della collina, ha dalla sua anche l’abbraccio di una natura semplice e selvaggia, senza fronzoli, essenziale quanto basta per  guidare l’anima verso ciò che davvero conta, come dono di Dio e come frutto  dell’impegno umano. Anche  all’interno la chiesa ripropone questa armonia,  dove  la naturalezza del legno incrocia l’artificio del cemento e quando, chissà, ogni altro elemento sposerà la luce che lo bacerà. Attendiamo fiduciosi, godendoci questo sereno e lieto lievitare delle forme.

          Sr Gianna Lessio


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Lettere da Shengjin: Lasciatemi partire: il libro di sr Rosa Cassinari
[emmeci] Venerdì, 07 maggio @ 08:25:31 CEST
Lettere dalla missione

Il libro di sr. Rosa Cassinari che racconta i suoi 15 anni in Albania.

Un libro che si legge volentieri.


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Lettere da Shengjin: La Chiesa nuova
[emmeci] Mercoledì, 17 marzo @ 17:43:05 CET
Lettere dalla missione

LA CHIESA NUOVA


Ai  pilastri  verticali, finalmente, si alternano le travi orizzontali, così cominciamo ad avere l’idea di qualcosa che si chiude e va verso il suo compimento.   E’ stato fatto  ancora poco, in verità, ma i tecnici ci assicurano che ad aprile si  arriverà al l tetto,  in legno lamellare, e saranno gli alpini di Villaganzerla (VI)  a montarlo.  Veramente, non c’è metro quadrato di una parte della missione che non sia benedetto da qualche generosa mano italiana. 

Sul retro abbiamo già individuato l’area per il campetto da calcio (lingua batte…) così anche i gerani del giardino cominciano a intravedere uno spiraglio di pace.  La nuova squadra di chierichetti è in fibrillazione, quasi comincia le prove per la cerimonia di consacrazione.

Gli amici della Projesu di Bergamo ci assicurano che si farà presto a finirla, però noi pensiamo che sia una pietosa, sincerissima bugia per arginare questa  “voglia di chiesa” abbastanza sacrosanta.  Davvero non c’è villaggio intorno che non ce l’abbia  e Shengjin è ormai una città sul mare,  purtroppo una pessima copia della più brutta riviera adriatica degli anni  Sessanta,  con  3.500 abitanti, che diventano 30.000 durante l’estate.  

Sì, a livello di palazzi e alberghi  non ci siamo, ma la chiesa di San Giovanni sarà bellissima.  Già abbiamo chiesto una reliquia della nostra S. Teresa da incastonare nel nuovo altare, in compagnia dei Martiri che  la Chiesa ci affiderà. 


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Lettere da Shengjin: Ritorno: Altin
[emmeci] Mercoledì, 17 marzo @ 17:40:13 CET

ALTIN


Ci sembrava già tanto collaborare con Agron, quando, sul finire della messa di domenica 7 febbraio, Giornata per la Vita,  si affaccia alla chiesa un giovane che in perfetto italiano  chiede di sr Rosa e sr Assunta, le suore di quando era ragazzo. L’abbraccio è incontenibile e dura fino a quando  Altin non sale in casa, insieme alla moglie Lucia, a spiegarci il senso del suo agognato ritorno. In pratica riesce ad intrattenere noi suore e altri cinque - sei giovani per  un’ora e mezzo senza tregua, respirando solo quando dalla nostra improvvisata Curva Sud  si alzano applausi spontanei.

 Sta zitta persino sr Rosa. Sr Assunta, invece, si asciuga gli occhi, sincera. In breve: Altin  frequentava la comunità fin dal suo nascere. Di giorno imparava a cucire da sr Rosa (anche i maschi erano attirati dalla possibilità di avere un maglione nuovo), di sera  montava di guardia, a custodia della comunità, insieme al suo amico Andi, quando imperversava la rivolta civile.  In mezzo ci stava il catechismo di sr Assunta, per cui , dopo il Liceo, è partito per l’Italia già battezzato e cresimato. 

 Con l’aiuto di sr Flavia e di Anna Zanin aveva trovato ospitalità in convitto a Vicenza, mentre frequentava Medicina a Padova.  Pochi i ritorni in Patria, con soste nella comunità: a raccontare della sua passione per la Cardiologia, a dire che in Albania non sarebbe mai potuto tornare (“non c’è neanche l’ombra di una sala operatoria accettabile”) e a riversare tutta la sua tristezza per un esito scontato:  “ in Albania difficilmente potrò lavorare.”  Intanto si è laureato e specializzato: Padova, Stati Uniti e Inghilterra, con puntate da volontario in Guatemala e in Eritrea.  E’ un cardiochirurgo pediatrico, ha già eseguito centinaia di interventi.  Un mese fa, la svolta. Il nuovo ministro della Sanità ha predisposto il ritorno di qualche “cervello” confinato all’estero. Per Altin ha riservato l’uso di una sala operatoria all’ospedale di Tirana,  sufficientemente attrezzata. Il nostro ha comprato casa davanti all’ospedale “perché io devo seguire i bambini dal loro entrare fino alle dimissioni”, preoccupato più delle prese di corrente  instabili che delle sue mani, già agili e allenate. 

 Mentre scriviamo,  il 9 febbraio, sta eseguendo il primo intervento, difficile anche in Italia. La preghiera, stamattina, è stata per lui, per la sua equipe (una squadra che ha allestito in  poche settimane, cercando giovani  medici  albanesi con esperienze acquisite all’estero), perché quel bambino di sedici mesi venga risanato dai quattro difetti del suo cuore.  Al filo della sua vita è appesa l’Albania, in processione davanti alle Ambasciate a implorare un visto per l’estero,  prezioso quanto la vita. Altin, noi crediamo a quello che ci hai promesso: “Da ora in poi faremo qui quello che si fa all’estero. E lo faremo senza tangenti, anzi, denuncerò chi chiederà soldi in cambio delle prestazioni”. Grazie Dio,  forza Altin, alè, alè!


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Lettere da Shengjin: Ritorno: Agron
[emmeci] Mercoledì, 17 marzo @ 17:37:16 CET

AGRON


Qualche volta ritornano.  I nostri amici albanesi,  dopo anni di vita all’estero, tornano e ci sorprendono. Non sono molti in verità, ma di grande spessore. Alcuni mesi fa è tornato Agron, da Lusia (Rovigo).  Agron, con i suoi lineamenti orientali e di pelle scura, era mussulmano. L’incontro  con una vivace comunità cristiana ha segnato  la sua conversione alla fede cattolica, trasformandolo in un cristiano impegnato,  in un convinto testimone della fede qui in Albania. Un po’ gliela stanno facendo pagare: i parenti mussulmani ed – è duro ammetterlo – alcuni cristiani di Shengjin, che proprio non riescono ad accettare un magyp  (minoranza etnica, simile ai rom) cattolico. 

 Per noi la sua presenza è un “dono dall’alto”, un vero ciclone di Grazia, dal quale ci facciamo ben investire e accarezzare.  Le preoccupazioni e un filo di tristezza li lasciamo a Dio.  Ci sembra di respirare  l’aria delle comunità primitive, dove la novità del Vangelo scompigliava per i primi i credenti osservanti.  E poi ci arrivano ondate di gelosia e chiusura, “perché le suore aiutano anche  i rom mussulmani”.

Con l’aiuto di Agron, infatti, abbiamo cercato di capire qualcosa in più delle famiglie magyp che abitano a Shengjin,  per sostenere i  bambini che non vanno a scuola  e si improvvisano commercianti di lattine,  integrando i  poveri bilanci familiari. Insomma, è un momento di burrasca, secondo noi salutare. Che Dio ci aiuti a fare una bella con-fusione, cioè a fondere in Uno i cuori, le intenzioni, i progetti e le volontà. 


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Lettere da Shengjin: P. Fozzer scrive dall'Albania
[emmeci] Mercoledì, 03 febbraio @ 10:39:07 CET
Lettere dalla missione

Pare…., dicono che…forse… non sono ancora morto: abbiate pazienza dunque.

Ricordo che mio papà, dopo i suoi sessant’anni, ripeteva:”Abbiate pazienza ancora un poco, poi non vi tormenterò più”.

Mi accorgo infatti che quel “cane” di mio cancro ha, pure lui, buona pazienza e dorme o finge di dormire. Così questo vecchio quasi centenario, mezzo sordo e molto orbo, dormicchiando spesso, può continuare a fare qualcosetta AMDG: nelle domeniche e feste può ancora aiutare qualche parroco con parecchi villaggi. Nei giorni feriali confessa nella cattedrale e nel famoso santuario  “Zoja e Keshillit” te mire”,  della “Signora” (= la Madonna del Buon Consiglio).

Sì, santuario “famoso”. Più volte distrutto, fu sempre ricostruito.

L’avevano distrutto i turchi e, secondo la leggenda (o la storia), l’immagine della Madonna col Bambino, (affresco su intonaco), fuggì e arrivò misteriosamente a Genazzano, dove è venerata da secoli.

Non si capisce come un intonaco fragilissimo di calcestruzzo, che scricchiola al tocco di un dito, duri intatto da tanto tempo, totalmente staccato dal muro, senza alcun sostegno o protezione.

Anche i comunisti si preoccuparono di distruggere e far sparire quel santuario e sul posto eressero un loro monumento. Ma caduta quell’orrenda dittatura, un vecchio sacerdote albanese, sopravvissuto a spaventose torture e a 18 anni di prigione, appena liberato, pensò bene di far saltare in aria con la dinamite (di nascosto!) tale monumento, che, del resto, non era per niente artistico e di pessima memoria.

Lì fu ancora una volta ricostruito il santuario e la Madonna continua ad aiutare e consolare tanti e tanti devoti.

Aiuta perfino il sottoscritto, che la invoca e la prega perché anche voi possiate godere un Buon Natale e un anno nuovo il più bello possibile.

Col mio solito abracao tamanho Brasil

 

Ate Lucian Fozzer, s. i.


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Lettere da Shengjin: ...E la nave va......
[emmeci] Lunedì, 24 agosto @ 09:04:40 CEST
Lettere dalla missione

E la nave va……

Da venerdì 26 giugno Shengjin è collegato all’Italia con un traghetto che effettua servizio passeggeri e merci dal porto di Bari.  Il primo attracco è stata una festa paesana, in un clima molto singolare. La cronaca, brevemente.

 L’antefatto è la campagna elettorale ormai alle ultime, decise battute. L’Albania, infatti, è andata al voto domenica 28 giugno. Timidamente, nell’ultima settimana, alcuni locali di Shengjin avevano esposto un manifesto che pubblicizzava l’arrivo della nave. Tra le gente è cominciata una accesa disputa, tra chi sosteneva che era tutto vero e chi pensava all’ennesima vuota  promessa elettorale, pronta a smascherarsi ad urne chiuse.  Nessuno, però, per non passare per credulone, osava  parlare ufficialmente del fatto; insomma, una gran voglia che fosse vero e un rigurgito di indifferente  silenzio,  per non tradire  l’ingenuità.

Invece… la mattina, poco dopo le 8, una potente sirena squarcia l’aria. Nel giro di mezz’ora chi conta  e chi no  è già al porto, o in spiaggia. Arriva il Console, si schiera la polizia locale, il capo maggiore della dogana… la gente senza pass si ammassa nei paraggi.  Viene precettato il fotografo del paese, che per due ore chiude lo studio; arriva la televisione e anche il ministro locale, con il codazzo di candidati.  L’attracco si svolge senza problemi particolari, buon auspicio per il futuro.

Qualcuno, infiltrato tra le autorità, garantisce che a bordo viene offerto un enorme buffet e alla fine, come nelle feste paesane,  mangiano tutti, compresi i tanti bambini, non proprio vestiti a festa.
Noi possiamo seguire il tutto dallo studio del fotografo,  dove attendiamo il ritorno dello stesso, per finire un lavoro. Il primo pensiero è di trovarci nella scena felliniana dell’arrivo del Rex, in Armarcord; poi realisticamente   immaginiamo le  nostre partenze: sai che bello, partire da casa a piedi, trascinando la valigia,  per tornare in Italia?  E i volontari che possono sbarcare qui?  Vuoi mettere sdoganare un camion a Shengjin piuttosto che a Durazzo? E proprio ora, che arriverà il materiale per la nuova chiesa! La foto  è del secondo arrivo, il 6 luglio, a garanzia che forse è tutto vero.

 

 


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Lettere da Shengjin: Qunato è grande il mare
[emmeci] Lunedì, 24 agosto @ 09:01:24 CEST
Lettere dalla missione

QUANTO E’ GRANDE IL MARE!


Quasi tutti i bambini del gruppo non l’avevano mai visto, il mare; la vacanza a Shengjin, dal 15 al 28 giugno ha permesso loro di stare insieme, senza genitori, senza le cose di sempre, ridotte a poche, certamente. I  venticinque ragazzi del Centro disabili di Lezhe, ancora privati della possibilità di accedere alla scuola, a qualche attività lavorativa, ancora, purtroppo, derisi comunemente come “stupidi”,  hanno finalmente visto e toccato il mare, il calore sella sabbia,  il gusto dei giochi  nel nostro giardino, tirato a lucido per  l’occasione. E’ stato importante offrire loro l’ospitalità; più bello ancora sarebbe convincere qualche ragazzo di Shengjin a giocare  e parlare con loro. Ma questa è  la strada dell’educazione e dell’integrazione, più vasta del mare.


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Lettere da Shengjin: Qunato è grande il mare
[emmeci] Lunedì, 24 agosto @ 08:58:46 CEST
Lettere dalla missione

QUANTO E’ GRANDE IL MARE!


Quasi tutti i bambini del gruppo non l’avevano mai visto, il mare; la vacanza a Shengjin, dal 15 al 28 giugno ha permesso loro di stare insieme, senza genitori, senza le cose di sempre, ridotte a poche, certamente. I  venticinque ragazzi del Centro disabili di Lezhe, ancora privati della possibilità di accedere alla scuola, a qualche attività lavorativa, ancora, purtroppo, derisi comunemente come “stupidi”,  hanno finalmente visto e toccato il mare, il calore sella sabbia,  il gusto dei giochi  nel nostro giardino, tirato a lucido per  l’occasione. E’ stato importante offrire loro l’ospitalità; più bello ancora sarebbe convincere qualche ragazzo di Shengjin a giocare  e parlare con loro. Ma questa è  la strada dell’educazione e dell’integrazione, più vasta del mare.

 


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Missione Albania