Il lievitare delle forme
Sulla nostra bella e nuova chiesa è stato posato il tetto. La settimana scorsa alcuni valenti tecnici italiani hanno montato travi e pannelli, in legno di abete, regalandoci la prima, reale esperienza di uno spazio chiuso, l’aula liturgica che accoglierà i cristiani di Shengjin per le loro celebrazioni. Come altre volte, il nostro Zef ha fatto da termometro, raccontandoci le risonanze che il nuovo e decisivo passo avanti ha avuto tra la gente: gradimento altissimo, soddisfazione alle stelle. Al primo posto una singolare e inattesa motivazione: “Ora sì che sembra una chiesa, i muri potevano diventare anche un’altra cosa”, abituata com’è, la nostra gente, a veder svanire sogni e progetti da un momento all’altro, spesso per l’inganno e la corruzione. Potremmo anche sentirci un po’ mortificati, ma chi vuole bene non bada a simili sottigliezze, e noi, suore e amici della Pro Jesu, stiamo proprio cercando il bene di questa popolazione.
Così cominciamo a goderci i primi timidi passi di avvicinamento alla nuova chiesa, ora che il cantiere è più accessibile, meno pericoloso, e il tetto, appunto, dà veramente il senso dello sviluppo in atto.
Prima della Messa, ieri, è stata la volta delle nostre affezionate vecchiette. Sotto braccio, Justina e Tone hanno fatto il loro giretto, accompagnando la visita con giaculatorie di benedizione e di augurio. Poi due giovani, prima del catechismo, quindi alcuni ragazzi, insieme a noi, magari più incuriositi dalla possente gru, che alle travi di legno. Il parroco, P. Antonio già pretende di celebrarvi la messa in agosto, quando la calura renderà ardita la permanenza nel nostro garage-chiesa. Più realisticamente, forse, immagina di celebrare qui a Natale, nel nostro dicembre ancora tiepido, senza più dover spalancare le finestre e accendere i ventilatori a difenderci dal calore della gente stipata. Non sappiamo, ora tutte le previsioni possono sembrare ragionevoli.
E’ interessante rilevare che, quando qualcuno si vuole informare sui lavori, chiede “come va la cattedrale?”, e a nulla vale la sottolineatura che la nostra è “solo” una chiesa. Nei dintorni di Shengjin, la cattedrale di Lezhe rappresenta il modello di ogni edificio sacro, fosse solo per le sue dimensioni. Quella di Shengjin, insomma, sta crescendo come una cattedrale e c’è già chi la mette in testa a ogni classifica, per la bellezza piena di grazia che lascia intravedere. Incastonata nel verde della collina, ha dalla sua anche l’abbraccio di una natura semplice e selvaggia, senza fronzoli, essenziale quanto basta per guidare l’anima verso ciò che davvero conta, come dono di Dio e come frutto dell’impegno umano. Anche all’interno la chiesa ripropone questa armonia, dove la naturalezza del legno incrocia l’artificio del cemento e quando, chissà, ogni altro elemento sposerà la luce che lo bacerà. Attendiamo fiduciosi, godendoci questo sereno e lieto lievitare delle forme.
Sr Gianna Lessio
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