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Lettere da Shengjin: Ritorno: Altin
[emmeci] Mercoledì, 17 marzo @ 17:40:13 CET

ALTIN


Ci sembrava già tanto collaborare con Agron, quando, sul finire della messa di domenica 7 febbraio, Giornata per la Vita,  si affaccia alla chiesa un giovane che in perfetto italiano  chiede di sr Rosa e sr Assunta, le suore di quando era ragazzo. L’abbraccio è incontenibile e dura fino a quando  Altin non sale in casa, insieme alla moglie Lucia, a spiegarci il senso del suo agognato ritorno. In pratica riesce ad intrattenere noi suore e altri cinque - sei giovani per  un’ora e mezzo senza tregua, respirando solo quando dalla nostra improvvisata Curva Sud  si alzano applausi spontanei.

 Sta zitta persino sr Rosa. Sr Assunta, invece, si asciuga gli occhi, sincera. In breve: Altin  frequentava la comunità fin dal suo nascere. Di giorno imparava a cucire da sr Rosa (anche i maschi erano attirati dalla possibilità di avere un maglione nuovo), di sera  montava di guardia, a custodia della comunità, insieme al suo amico Andi, quando imperversava la rivolta civile.  In mezzo ci stava il catechismo di sr Assunta, per cui , dopo il Liceo, è partito per l’Italia già battezzato e cresimato. 

 Con l’aiuto di sr Flavia e di Anna Zanin aveva trovato ospitalità in convitto a Vicenza, mentre frequentava Medicina a Padova.  Pochi i ritorni in Patria, con soste nella comunità: a raccontare della sua passione per la Cardiologia, a dire che in Albania non sarebbe mai potuto tornare (“non c’è neanche l’ombra di una sala operatoria accettabile”) e a riversare tutta la sua tristezza per un esito scontato:  “ in Albania difficilmente potrò lavorare.”  Intanto si è laureato e specializzato: Padova, Stati Uniti e Inghilterra, con puntate da volontario in Guatemala e in Eritrea.  E’ un cardiochirurgo pediatrico, ha già eseguito centinaia di interventi.  Un mese fa, la svolta. Il nuovo ministro della Sanità ha predisposto il ritorno di qualche “cervello” confinato all’estero. Per Altin ha riservato l’uso di una sala operatoria all’ospedale di Tirana,  sufficientemente attrezzata. Il nostro ha comprato casa davanti all’ospedale “perché io devo seguire i bambini dal loro entrare fino alle dimissioni”, preoccupato più delle prese di corrente  instabili che delle sue mani, già agili e allenate. 

 Mentre scriviamo,  il 9 febbraio, sta eseguendo il primo intervento, difficile anche in Italia. La preghiera, stamattina, è stata per lui, per la sua equipe (una squadra che ha allestito in  poche settimane, cercando giovani  medici  albanesi con esperienze acquisite all’estero), perché quel bambino di sedici mesi venga risanato dai quattro difetti del suo cuore.  Al filo della sua vita è appesa l’Albania, in processione davanti alle Ambasciate a implorare un visto per l’estero,  prezioso quanto la vita. Altin, noi crediamo a quello che ci hai promesso: “Da ora in poi faremo qui quello che si fa all’estero. E lo faremo senza tangenti, anzi, denuncerò chi chiederà soldi in cambio delle prestazioni”. Grazie Dio,  forza Altin, alè, alè!



 
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